Ad oggi, con oltre 460 numeri pubblicati al netto di albi giganti, speciali, raccolte e altre pubblicazioni collaterali, Dylan Dog è senza dubbio un prodotto editoriale fondamentale nel concorso al successo della Sergio Bonelli Editore. Scrivere di questo fumetto significa affrontare l’evoluzione stilistica di un’impresa editoriale che, tra meno di un anno, compirà quarant’anni. Rinuncio subito a tale esegesi e dedico volentieri uno spazio allo stile che caratterizza i primi cento numeri del famigerato Dylan indagatore dell’incubo, ovvero quelli pubblicati tra il 1986 e il 1994, ove i soggetti sono più frequentemente redatti da Tiziano Sclavi e le tavole disegnate da Stano, Montanari & Grassani, Roi e Trigo1. In questo, lasciamo che sia il numero 19, Memorie dall’invisibile, uscito nell’aprile del 1988, a farci da traccia. 

In una notte buia e tempestosa, un killer si aggira per la città e miete le sue vittime -indovinate un po’- tra le prostitute di Londra. Scotland Yard brancola nel buio e così queste decidono di associarsi nell’assoldare Dylan Dog alla ricerca dell’assassino. È la prostituta Bree Daniels, nei fatti, a presentarsi in Craven Road 7, premere il campanello (urlante) di casa del nostro eroe e ingaggiarlo nell’impresa. Prevedibilmente, i due diventano amanti. Il caso si sbroglia da sé: l’assassino si costituisce alla polizia, ed ecco che egli è un uomo qualsiasi: un impiegato di banca privo di movente.

Forse quest’aula, e l’Inghilterra intera, si aspettano una spiegazione, sia pure paranoica, ma devo deludervi. La spiegazione non c’è.

Il caso sembra chiuso ma, come tipicamente accade nel fumetto, il plot si sviluppa su più piani e, sulle spalle di personaggi inizialmente marginali, si alternano colpi di scena e nuove suggestioni di senso. In tutto ciò, la voce narrante è affidata a un uomo anonimo, talmente anonimo da essere invisibile. 

Sono sempre stato una nullità. Da bambino, mia madre mi scambiava per mio fratello, anche se ero figlio unico. […] Il mio hobby è sempre stato respirare. […] Comunque, se non altro, come nullità non mi fu difficile trovare un lavoro.

L’ambiguità della vita vissuta anonimamente si esprime, sul piano grafico, attraverso disegni che mostrano il personaggio quale entità invisibile. Tuttavia, poiché Dylan Dog è un fumetto tremendamente romantico, in cui il connubio amore-morte è un elemento esteticamente e narrativamente strutturale, ecco che il nostro uomo invisibile si fa umana sembianza allorquando una donna, vedendolo, gli sorride. 

Lei mi aveva VISTO, capite? Per la prima volta, un altro essere umano si era accorto che esistevo.

Attraverso l’escamotage dell’uomo invisibile, il lettore è accompagnato da un narratore onnisciente attraverso i rivoli che scorrono dalla trama principale. Una prostituta che uccide un cliente, per derubarlo, e qualche giorno dopo si impicca; un illustre cronista dell’Observer, ingaggiato proprio sui casi di omicidio, a sua volta assassino; una strampalata signora nana, di cui in qualche modo si suggerisce una familiarità con il serial killer; una sequela grottesca di clienti della prostituzione. Sino all’epilogo, ove il nostro narratore onnisciente ma invisibile si sacrifica per salvare la vita di Bree Daniels. Le piste suggerite da questa varia umanità sono più o meno connesse alla morale della storia, ma al contempo servono a raffinarla e, più sagacemente, a contraddirla. Oggetto del Dylan Dog non è mai solo l’orrore classicamente inteso nel genere, ma il quotidiano mostruoso e, più provocatoriamente, la morale del mostro -esemplificativo in questo senso, il numero 45, Goblin.

Protagonisti delle storie sono spesso reietti ossessionati dall’incubo, folli, alieni, e freaks di varia caratura, la cui peculiarità è quella, infine, di apparire umani. Di converso, le persone normali sono caricature dell’orrore: affettuosi coniugi complici di efferati assassinii, rispettabili contabili perfettamente perversi, manager d’azienda privi di morale. Dylan Dog è esso stesso un freak: alle prese con la fama di ciarlatano, povero, privo di particolari ambizioni, innamorato di prostitute, terroriste, appena maggiorenni, e circondato di personaggi-spalla buffi o assurdi. L’orrore, del cui genere il fumetto si fa esponente, non viene mostrato nelle sue istanze più triviali e scontate, ma come metafora di conformismo, indifferenza, solitudine, disumanità, incoscienza e, al limite, nonsense.  

Rupert Everett

Interessante, inoltre, una certa libertà di spirito che caratterizza, oltre ai soggetti, anche le sceneggiature. Accanto a trame sospese e suggestioni laterali, spesso il fumetto è arricchito di citazioni, non sempre esplicitate. In una didascalia o in una battuta si può rinvenire la strofa di una certa canzone, il riferimento a un fatto realmente accaduto o a un personaggio storico (è il caso di Lillie Connolly, che dà il nome alla Lillie di Dylan in Finché morte non vi separi). Opere cinematografiche e letterarie ricorrono come spunti contenutistici o grafici (si veda il numero 66, Partita con la morte, evidentemente riferito a Il settimo sigillo). Lo stesso criterio si applica alle fisionomie dei personaggi. Dylan Dog è dichiaratamente ispirato a Rupert Everett, l’assistente Groucho al celeberrimo comico Marx, ma tanti altri e meno vistosi sono i rimandi che il fumetto contiene e che schiacciano un occhio al lettore circa qualcosa che deve essere intuito tra le righe. Ancora, testi poetici e sinistre ballate sono un elemento ricorrente dei suoi testi. De Fantasmi (albo n° 85) o Il buio (albo n° 34) si ricordano filastrocche macabre davvero orrorifiche.

Il carattere contraddittorio e sprovveduto dell’eroe, la morale dei disperati e l’amorale comune, i rimandi all’attualità politica, ambientale e sociale, l’autoironia che si esprime sin dalle rubriche ‘Dylaniate’ nella seconda di copertina, un certo coraggio splatter, ma mai volgare, unito alla poeticità onirica e sospesa di sceneggiature e tavole, hanno fatto di Dylan Dog un fumetto originale e una promessa che, almeno fino a metà degli anni Novanta, è stata egregiamente mantenuta.


1 La lista qui indicata non esaurisce gli autori e i disegnatori che hanno contribuito al fumetto nel periodo considerato. Si contano infatti, lato scrittura, Ferrandino, Mignacco, Castelli, Toninelli, Medda, Serra, Vigna, Marcheselli, Ambrosini, La Neve. Sul fronte del disegno, Dell’Uomo, Piccatto, Ambrosini, Valeri, Tacconi, Castellini, Dell’Agnol, Freghieri, Brindisi, Coppola, Cossu, Venturi, Siniscalchi, Rinaldi, Soldi.

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