Più che un “senso dimenticato”, il tatto è quello più difficile da tradurre in esperienza e descrizione letteraria. Eppure è il più importante per la vita quotidiana di ogni individuo. È tramite il tatto che percepiamo il nostro io posizionato nella realtà fisica. Lo ribadisce anche Pablo Maurette, autore di questa breve storia del tatto che, non a caso, si apre con una citazione di Johann Gottfried Herder: Ich fühle mich! Ich bin! “Il tatto è la sensazione esterna, epidermica, del mondo e altresì l’esperienza intima dell’interno del corpo. È il senso del piacere e del dolore in tutta la loro vertiginosa gamma di gradazioni e forme. Ci permette di percepire il mondo esterno non solo come consistenza, ma anche come pressione e temperatura. Collabora con gli altri sensi per orientarci nello spazio e ci consente di percepire il nostro corpo come un organismo vivente. Anche il sistema vestibolare -grazie al quale otteniamo l’equilibrio-, il senso del movimento nello spazio, l’accelerazione e la decelerazione del corpo e la propriocezione -il senso delle parti del nostro corpo in relazione tra loro e con gli oggetti circostanti-, sono varianti del tatto. Infine, ma non meno importante, il tatto è il senso che governa gli affetti”. 

Tra gli artisti e gli scrittori più recenti che non hanno certo dimenticato la sfera del tatto nella sua centralità e autonomia poetica ed esperienziale, spiccano i futuristi e Filippo Marinetti in particolare che, con il suo Manifesto del Tattilismo (1921), punta a valorizzare il senso del tatto come mezzo espressivo e di comunicazione, separato dalla pittura e dalla scultura. Un discorso letterario potrebbe muovere i primi passi da alcune categorie tipiche della percezione tattile derivante dal contatto con i materiali. Per alcune categorie di persone, come gli ipovedenti o chi è affetto da cecità, il tatto rimane, insieme a udito e olfatto, il senso guida per muoversi nello spazio e mantenere un rapporto con la realtà fisica: Scent of a woman (Profumo di donna) con Al Pacino è un film paradigmatico in questo senso. Aggettivi come “ruvido” “morbido” “liscio” “legnoso” e tantissimi altri, si usano per estensione o metafora per connotare sensazioni e immagini che appartengono a sfere sensoriali affatto diverse (per quanto collegate) come udito e gusto. 

L’immagine di Enea che tenta invano di abbracciare l’ombra del padre Anchise (Eneide, libro sesto, 700-703: ter conatus ibi collo dare brachia circum,/ter frustra comprensa, manus effugit imago/par levibus ventis, volucrique simillima somno) verrà ripresa da Dante nel Purgatorio (II, 81): “Ohi ombre vane fuor che nell’aspetto!/Tre volte dietro lei le mani avvinsi/e tante mi tornai con esse al petto”; hanno come antecedente comune l’Odissea (libro undecimo, vv.205-209) quando Ulisse abbraccia tre volte la madre, ma l’immagine di lei vola via dalle mani com’ombra, simile al sogno. Anche Maurette commenta questa visione come simbolica di una cultura -quella greco-latina- fortemente sensoriale e tattile, ma anche come metafora di un’impossibilità a comunicare affettivamente senza il contatto fisico, tattile. 

La difficoltà insita nell’oggettivare in termini di ecfrasi narrativa il senso del tatto non era ignota nemmeno a Italo Calvino, che lavorò sull’idea di scrivere una serie di racconti dedicati ai cinque sensi che uscirà postumo con il titolo di “Sotto il sole giaguaro”. Nelle intenzioni originarie di Calvino questo libro doveva essere composto da cinque racconti ognuno dedicato a un senso: olfatto, gusto, udito, tatto e vista. È riuscito a scriverne tre (Il nome, il naso; Sotto il sole giaguaro; Un re in ascolto) non riuscendo a completare “I cinque sensi” (mancano, infatti, il tatto e la vista). “Un libro che sto scrivendo parla dei cinque sensi, per dimostrare che l’uomo contemporaneo ne ha perso l’uso. Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa, e sono miope. Per ognuno dei cinque sensi devo fare uno sforzo che mi permetta di padroneggiare una gamma di sensazioni e sfumature” (presentazione dell’autore, da “Il sole giaguaro”, Mondadori, 2023)  

Questo libro di Calvino (il primo volume pubblicato postumo dello scrittore nato nel 1923 a Santiago de Las Vegas, vicino a L’Avana, da genitori italiani: il padre era di antica ascendenza sanremese) è legato al ricordo della mia prima recensione a un libro, quella a “Sotto il sole giaguaro” che acquistai quando uscì la prima edizione (1986). L’articolo fu pubblicato su una rivista (“Sotto pressione”) edita dal gruppo Jackson: si trattava di un esperimento, durato purtroppo pochi mesi, animato da alcuni compagni del corso di giornalismo periodico che avevo frequentato nel biennio 1986-1987. Fu la lettura di questi racconti di Calvino che, più tardi, mi ispirò l’idea di scrivere cinque saggi dedicati ai cinque sensi così come furono trattati dalla letteratura: dalle origini ai contemporanei. Due di questi li ho rielaborati e accorciati per il blog Assonanze. Sono dedicati all’olfatto (Il profumo sulle pagine) e all’udito (Il canto delle sirene). E non ci crederete: non sono ancora riuscito a scrivere un articolo/saggio su gusto e tatto.

I saggi che compongono il libro di Pablo Maurette attraversano la storia culturale, letteraria e intellettuale dell’Occidente.  “Dalle riflessioni di Aristotele sui sensi alla «tangibile» metrica della poesia greca, dalle analisi anatomiche del Cinquecento alle descrizioni fisiche in Moby Dick, dalla pelle come membrana dell’anima al bacio come porta della spiritualità”. Maurette ha iniziato a scrivere questa breve storia culturale del tatto dieci anni fa mentre finiva una tesi di dottorato in letteratura comprata sulla rivalutazione del senso del tatto nel Rinascimento. Affrontare il tema dell’esperienza aptica nella poesia e nella narrativa è in realtà molto complicato e si nota anche nella lettura di questo libro molto stimolante ed erudito. Innanzitutto, un ripasso di etimologia: aptico è un aggettivo che deriva dal verbo medio greco aptomai che significa “toccare” (“Nel 2005, lo storico tedesco Robert Jütte ha annunciato che il XXI secolo ha segnato l’inizio di un’«era aptica»). I capitoli più interessanti sono, secondo me, “Elementi di filematologia”, “French Connection” (sul sensismo e il materialismo in filosofia) e “Una questione di pelle”. Il concept di questo libro è azzeccato, ma riscontro una certa dispersione o divagante strategia riempitiva. La scienza del bacio (“filematologia” dal greco philema, bacio) è uno dei più bei capitoli del libro, ma il bacio  è semmai legato al senso del gusto, non del tatto. O sbaglio? Insomma, la questione è per lo meno sub iudice. Nell’Adone, lo sterminato poema in ottave di Giovan Battista Marino, il Piacere sta, comunque, nel giardino del tatto. 

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