Dalla sua introduzione nel 1913 fino all’abolizione nel 2021, la censura ha segnato la storia del cinema in Italia, e la sua evoluzione ha rispecchiato i cambiamenti sociali, politici e culturali del paese.
Impegnata nell’arginare “le depravazioni e le aberrazioni” del nuovo mezzo nel periodo del muto, durante il regime fascista e nel secondo dopoguerra è stata un potente strumento nelle mani del potere. Alla fine degli anni Sessanta, i censori hanno dovuto affrontare il cambiamento dei costumi e della morale, mutando il loro bersaglio dopo la crisi delle sale, l’influenza crescente della televisione e la diffusione della pornografia.

Frutto di rigorose ricerche d’archivio ma avvincente come un romanzo, questo volume rappresenta lo studio più approfondito e aggiornato sul tema. Oltre a esaminare le leggi che hanno disciplinato l’istituto, si propone di  indagarne i metodi di lavoro, gli obiettivi, i protagonisti e, non ultime, le vittime. 
Attraverso documenti ufficiali,  sentenze, articoli di cronaca, saggi e interviste d’epoca, vengono analizzati tanto i casi clamorosi quanto quelli meno conosciuti: film e registi importanti e pellicole poco note quando non oscure, dagli albori di La lampada della nonna agli ultimi colpi di coda per La scuola cattolica. Opere diversissime, capaci ognuna a suo modo di spingere in avanti i limiti di ciò che era accettabile sullo schermo.  

Di questo si occupa Roberto Curti in “Proibito! La censura cinematografica in Italia”, Edizioni Cineteca di Bologna 2025 (592 pp.
28 Euro).

“Per me la visione di Smog è stata una rivelazione. Mi è sembrato di scoprire una versione alternativa  della Dolce vita, ambientata a Los Angeles con una piscina di Hollywood Hills al posto della fontana di Trevi!” Larry Karaszewski.

Primo film italiano interamente girato negli Stati Uniti, Smog di Franco Rossi apre la Mostra  di Venezia del  1962, per poi scomparire quasi del tutto dalla circolazione e dalla memoria  collettiva per sessant’anni, fino al  recente restauro curato da Cineteca di Bologna e UCLA  Film & Television Archive.
A metà tra diario di viaggio e  road movie dal respiro Nouvelle Vague, racconta lo smarrimento e lo stupore di un italiano di fronte al paesaggio urbano avveniristico di Los Angeles e a una geografia esistenziale che fatica a decifrare. Il volume ricostruisce la storia di questo film unico e dei suoi autori, lo colloca nel contesto di un anno, il 1962, cruciale per la storia del cinema, e ne indaga il profondo legame con la metropoli californiana, allora epicentro del modernismo architettonico. Attraverso luoghi iconici come il Theme Building del LAX, la cupola geodetica della Triponent House e la vertiginosa Stahl House di Pierre Koenig, Smog cattura un momento irripetibile in cui un nuovo modo di vivere, relazionarsi e progettare il futuro prende forma, lasciando un segno indelebile nell’immaginario cinematografico e urbanistico contemporaneo.

Chiunque voglia recuperare questo film, ha a disposizione il volume bilingue (italiano/inglese) curato da Luca Celada, “Smog City – Un film ritrovato nella Città degli angeli”, Edizioni Cineteca di Bologna 2025 (208 pp. 38 Euro)

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