Enrico Marletti è un ingegnere quarantenne che odia il mare e la folla. Rimasto a Roma, svuotata dei suoi abitanti andati in vacanza, si prepara a raggiungere la moglie Giuliana, per tre settimane a Riccione per trascorrere con lei il ferragosto. A Riccione incontra personaggi tipici delle località balneari e si accorge che la moglie è apparentemente in uno stato confusionale. O forse subisce il fascino di un corteggiatore…

L’ombrellone (1965) è un’opera ingiustamente poco nota di Dino Risi, che in qualche modo colma il divario tra le grandi commedie “estive” all’italiana. Che sono spesso una fotografia suggestiva della società italiana degli anni Cinquanta/Sessanta. In Domenica d’agosto di Luciano Emmer (1950), le vacanze sono sinonimo di una breve pausa nella povera Italia del dopoguerra ma dove la paura del domani incombe ancora sui protagonisti. Il sorpasso (1962), sempre di Dino Risi, disegna l’Italia spensierata del boom economico, libera dai vincoli morali del passato ma dove la bramosia dell’apparire può portare alla rovina. L’ombrellone illustra la fase successiva, liberata dalle contingenze economiche di un’Italia prospera e dove la tematica è ora più intima, concentrandosi sul menage matrimoniale.

Il film è vivace, solare e chiassoso pur descrivendo un profondo disagio latente nella coppia formata da Enrico (Enrico Maria Salerno) e Giuliana (Sandra Milo). Raggiunta Giuliana nel luogo di vacanza dove lei soggiorna già da un po’, Enrico nota subito il divario che improvvisamente si è creato tra loro. Giuliana rifugge ogni intimità con il marito per privilegiare la compagnia delle numerose e rumorose nuove conoscenze fatte in quel luogo, che la trascinano in un vortice ininterrotto di feste notturne, bevute e altre futili attività estive. Il temperamento concreto di Enrico si scontra con il desiderio forsennato di fuga di Giuliana, portandolo a interrogarsi sulla prospettiva che questo evidente distacco della donna celi possibili infedeltà.
Dino Risi dipinge un delizioso ritratto di questa fauna delle cittadina marina, tra vecchi libidinosi, pettegole, gigolò, seducenti ninfomani o eccentrici inclassificabili, proponendoci incontri del tutto “altri” (la signora perennemente alla ricerca del suo cane, l’anziana signora col bruciore di stomaco, il latin lover locale…).

Il languore dell’estate sembra liberare tutte le più infime bassezze ma Dino Risi preferisce non approfondire le zone oscure che la storia poteva suggerire. Il suo è uno studio moralistico piuttosto che la satira corrosiva tipica della “commedia all’italiana”: il regista rimane in un’accattivante via di mezzo, e questa è la forza del film.
Lo si vede dall’incontro con il gigolò Sergio (Jean Sorel) che Enrico sospetta erroneamente essere l’amante della moglie prima di diventare suo amico. Risi mostra il lato edonistico e freddamente calcolatore di Sergio mentre ritrae le altre mogli legittime (sposate con uomini più anziani e che possiamo sospettare lo siano per interesse) che cadono tra le sue braccia, il che rende il contesto un luogo di avventure effimere in cui è molto complicato applicare un giudizio morale ai vari contendenti. Lo stesso vale per l’attrazione di Giuliana verso un corteggiatore erudito (Lelio Luttazzi) che la allontana momentaneamente dal più rozzo Enrico. Che, del resto, indugia un po’ troppo sulle varie “sventole” che attraversano la spiaggia.

Si è sempre sul punto che possa avvenire l’irreparabile, che tuttavia non si concretizza mai.
Nessun giudizio morale da parte di Risi che cerca soprattutto di catturare l’isolamento, la bolla che questo volatile momento estivo rappresenta. È un periodo che ravviva la malinconia per ciò che ci manca nella realtà quotidiana e apre alla possibilità della trasgressione, ricercata o meno. Così l’immaginario solare, l’atmosfera festosa e il costante languore sensuale dell’estate sono pigramente immersi in un profumo di salsedine che Risi gestisce meravigliosamente lavorando sul contrasto.

Non ci sono veri e propri sussulti tragici ma accenni di tristezza sotto il frastuono e le risate. Sandra Milo (con la chioma nera) la rappresenta meravigliosamente nella sua interpretazione, facendo emergere le lacrime di Giuliana nei momenti sbagliati, costringendosi a fragorose risate per mascherare la sua malinconia insopprimibile. È un approccio sottile che anima alla perfezione i sentimenti non così ovvi che ci agitano durante il periodo apparentemente più atteso dell’anno, le vacanze. E così, naturalmente, si compie il ricongiungimento della coppia, un improvviso cambiamento di umore che rende possibile la riconciliazione senza dialoghi o scene drammatiche per spiegare il rinnovamento. Bastano un sorriso, un bacio e il sole splendente.
Ovviamente anche Enrico Maria Salerno (biondissimo) offre una prova pregevole, credibile, capace di creare un’empatia forte con il pubblico maschile. Come contorno una corte di caratteristi imbattibili.
Memorabili, all’inizio e alla fine, le rappresentazioni di una Roma deserta a ferragosto in contrasto con il caos assordante di Riccione, una distesa infinita di ombrelloni.

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