Può una vicenda editoriale essere avvincente come una spy-story e la lettura di un saggio dedicato al romanzo della letteratura italiana contemporanea più tradotto nel mondo presentarsi piacevole e scorrevole come quella di un poliziesco? La risposta è sì, naturalmente, soprattutto se la trama si intreccia con personaggi come Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Moravia o il capo della Commissione Cultura della DDR Alfred Kurella. Nomi noti che hanno indirizzato la vita letteraria e culturale del Novecento italiano.

Abbiamo intervistato Bernardina Rago, docente di Tedesco in Italia con un dottorato e una collaborazione ancora attiva con l’Università di Potsdam, Lettrice ministeriale alle università di Bonn e Düsseldorf e autrice di vari studi sulla ricezione della letteratura italiana nella DDR. L’ultimo suo volume, edito da Feltrinelli, si intitola Il Gattopardo a guardia del Muro ed è un saggio tanto curato quanto avvincente sull’intrigante storia del successo inaspettato del romanzo di Tomasi di Lampedusa nella DDR. Il libro è frutto di una ricerca certosina svolta su documenti finora inediti e archivi mai studiati e propone una lettura piena di colpi di scena, scoop e sorprese. Imperdibile per ogni amante della saggistica letteraria.

“Intorno a questa vicenda si è creato una sorta di cerchio magico che ha coinvolto anche emotivamente le persone che hanno contribuito alla creazione. Quella che descrivo è una storia mai raccontata, più ancora che dimenticata” esordisce l’autrice nell’introdurre il suo lavoro.

D – Partirei da una necessaria premessa, ovvero la presentazione delle coordinate culturali della DDR che appaiono viste dalla nostra attuale prospettiva monolitiche e caratterizzate da direttive molto rigide…

R – Si tratta di un mondo solo apparentemente lontano perché in Germania i conti con la ex DDR non sono mai stati fatti fino in fondo. Si trattava di un mondo tutto sommato non così monolitico, perché pieno di sorprese in ambito culturale: ad esempio Malaparte, da noi bollato come fascista, è stato pubblicato con grande rilievo nella Germania dell’Est e lo stesso Pasolini, osteggiato dal PCI, era pubblicato integralmente. A volte risultava più rigido, conservatore e chiuso nell’affrontare temi culturali il Partito Comunista Italiano di quello che veniva considerato il Paese più organico alle direttive di Mosca.

D – Nel suo libro appare chiaramente, anche nel riferimento ad autori tedeschi tra i più amati e diffusi come Goethe e Thomas Mann che la DDR rese organici alla propria visione del mondo facendoli diventare i campioni del socialismo.

R – Il mondo culturale era pieno di contraddizioni evidenti tra quanto veniva prescritto in maniera rigorosa e la realtà e la vicenda de Il Gattopardo è emblematica di questa “doppia faccia”. L’interpretazione che Mosca fornisce del romanzo di Tomasi di Lampedusa è diametralmente opposta a quella che ha preso piede nella DDR.

Alfred Kurella

D – Può riassumerci le tappe principali di questa vicenda? Una storia che ruota intorno a un nome ben preciso, quello di Kurella…

R – Una figura molto intrigante, quella di Kurella, che presenta anche delle analogie biografiche sorprendenti con Tomasi da Lampedusa. Nato da famiglia aristocratica per parte di madre in cui si parlava perfettamente l’italiano, dopo la Prima Guerra Mondiale si converte al comunismo e diventa un militante che vive in prima persona tutto il periodo dello stalinismo. Kurella diventa il capo della Commissione Cultura del Comitato Centrale, chiamata a coordinare tutta la vita culturale e intellettuale della DDR. Un elemento da tener presente perché risulta decisivo: legge Il Gattopardo in Italia nel 1960 e si innamora del libro al punto da consentire il primo sovvertimento della prassi, che prevedeva fossero le case editrici a selezionare i titoli che proponevano al ministero. In questo caso il percorso si inverte e il ministero – seppure attraverso l’informalità di un bigliettino – propone la pubblicazione di questo romanzo. Teniamo presente che si trattava di un titolo Feltrinelli, un editore inviso per aver pubblicato Il dottor Zivago (e l’ostilità di Kurella per Pasternak era accentuata anche da motivi personali!), e inoltre Kurella propone di comprare la traduzione dalla Germania Ovest con un esborso economico non indifferente.

D – Ma le eccezioni non si limitano a questo e lei le illustra tutte molto bene.

R – La casa editrice si prodiga per la pubblicazione, nonostante il volume sia ancora inedito oltrecortina e in Italia il libro stia subendo l’attacco delle voci più autorevoli dell’intellighenzia di sinistra. Sia Alicata, che rappresenta la voce ufficiale del PCI, che Moravia e Sciascia, allora gli intellettuali di riferimento della sinistra italiana, hanno stroncato in maniera pesante e definitiva il romanzo. Anche Pasolini ha il dente avvelenato perché il romanzo di un principe defunto – un’eresia inaudita! – gli aveva soffiato la vittoria al Premio Strega nel 1959 in cui era grande favorito. 

D – Nella DDR quale era l’iter per la selezione delle opere letterarie provenienti dai paesi stranieri?

R – Normalmente erano necessari due pareri, ma nel caso de Il Gattopardo si ebbe solo quello di una professoressa italiana che insegnava all’Università Humboldt che per giunta fornì un responso contraddittorio, diviso tra un’adesione di fondo alla posizione del PCI e una blanda approvazione, dovuta probabilmente a  una forzatura che i vertici della DDR dovevano aver esercitato sulla professoressa. Nel dubbio, si richiede allora un’altra lettura a una consulente governativa che stronca il romanzo senza mezzi termini. A quel punto sarebbe stato lecito aspettarsi un divieto alla pubblicazione, nella DDR anche solo un parere negativo normalmente sarebbe stato sufficiente, ma in questo caso due non bastarono…

D – Siamo di fronte a uno dei tanti misteri che a volte rendono la realtà più affascinante dei romanzi: cosa successe?

R – La prima bozza del piano editoriale della casa editrice Rütten & Loening per il 1961 non prevede Il Gattopardo ma, poco dopo il suo inoltro, c’è una riunione al Ministero a cui partecipa la direttrice editoriale in cui il rappresentante rilascia una dichiarazione molto significativa nella sua ambiguità, specificando che “il Ministero della Cultura non consiglia l’ammissione di questo titolo nel nostro piano, non avrebbe niente in contrario però se la casa editrice volesse includerlo in catalogo”. Velocemente la casa editrice ritorna sui suoi passi, rinunciando alla pubblicazione del titolo di Scotellaro Contadini del Sud che nel frattempo era già stato acquistato con un conseguente notevole sperpero di denaro sia per i diritti che per procedere a una propria traduzione. La macchina ormai è in moto e la procedura va avanti, tra accelerate e bruschissime frenate. 

L’autrice Bernardina Rago ritratta nella biblioteca di Tomasi di Lampedusa

D – In tutto questo Kurella ha un ruolo di primo piano…

R – Oltre alle responsabilità legate al suo ruolo istituzionale, Kurella scrive la postfazione alla prima edizione, che per la prima volta il mio libro presenta tradotta in italiano. Sorprendentemente Kurella si dimostra un critico rigoroso e acuto offrendo un’inedita chiave di lettura, perché capisce che Il Gattopardo non è il romanzo della decadenza ma il romanzo del futuro, il romanzo del socialismo. Il Principe di Salina diventa il paradigma di chi, di fronte a cambiamenti epocali, acquisisce la consapevolezza della fine del suo mondo di riferimento. Nel romanzo sia lui che i suoi discendenti devono ammettere che Garibaldi ha vinto. L’interpretazione di Kurella, al netto delle posizioni ideologiche, dal punto di vista letterario è assolutamente corretta.

D – La vicenda giunge alla conclusione

R – Agli inizi del ’61 la Repubblica Democratica si trova dal punto di vista storico nella cosiddetta “fase di passaggio”, è giunta alla fine della cosiddetta “fase rivoluzionaria” e si prepara  a proclamare l’avvento della nuova era comunista. Il 2 febbraio il Comitato Centrale si riunisce e definisce le linee guida del nuovo corso culturale: per la prima volta si parla del Muro come necessità culturale per porre un argine “antifascista” alla cultura occidentale inserendo tra l’altro la letteratura borghese di alto profilo tra i cardini del programma. La stessa sera Kurella annuncia all’intellighenzia che ogni giovedì si riuniva a Berlino in un circolo l’imminente pubblicazione de Il Gattopardo come romanzo esemplare del nuovo corso. Attenzione alle tempistiche perché quello stesso anno a luglio sappiamo che il problema del pagamento dei diritti d’autore non è ancora risolto e il libro va in tipografia esattamente una settimana prima della costruzione del Muro (6 agosto 1961). Nel frattempo è stata emanata una legge ad hoc specifica che proibisce l’acquisto di letteratura proveniente all’Occidente: è clamoroso come in un clima simile Il Gattopardo contravvenga fin dalla sua uscita a una legge dello Stato, tra l’altro con una tiratura per la prima edizione assolutamente fuori misura (10.000 copie, a fronte delle consuete 2.000 per un’opera occidentale). Un’eccezione che si rivela assolutamente necessaria perché il successo è tale che il libro va presto esaurito e lo stesso Kurella, nel suo articolo dedicato al film di Visconti, raccomanda a chi non l’ha letto di procurarsene “una copia presso la biblioteca pubblica. Il volume non è più in commercio da tanto tempo. È andato esaurito poco dopo la sua uscita”. 

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2 risposte a “Un gattopardo con le macchie rosse”

  1. Non mi convincono le osservazioni culturali, i riferimenti storici, e tutto il resto. Rimango dell’opinione che ho sempre sottolineato: “non è importante quello che sai, è importante chi conosci”. Intelligenti pauca.

    1. Avatar Alessandro Garavaglia
      Alessandro Garavaglia

      Gentilissimo, cosa non la convince in particolare? Ha ravvisato inesattezze nell’articolo e se sì, può spiegare quali?

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