Le balene d’agosto del titolo sono quelle che Libby (Bette Davis) e Sarah Louise (Lilian Gish) osservano fin dall’infanzia passare, alla fine dell’estate, dal balcone della loro casa di famiglia situata su un’isola del Maine. Questa tradizione che scandisce le stagioni è continuata fino alla vecchiaia, nonostante i diversi percorsi personali delle due sorelle. Giunte al crepuscolo della loro esistenza le donne, che non hanno più molto in comune, continuano a sperare ogni estate nel ritorno di questo incontro immutabile che le balene hanno disertato da un po’.
Sarah Louise, ex-infermiera, continua a vedere la vita come una condivisione armoniosa con gli altri, mentre Libby, diventata cieca, non riesce a consolarsi per lo svanire della sua giovinezza e bellezza. Le giornate trascorrono al ritmo di piccoli scontri tra temperamenti che hanno imparato a convivere tutto l’anno, conoscendo perfettamente ciascuno i limiti e i pregi dell’altro. Un’eccentrica vedova (Ann Sothern) e un gentiluomo russo (Vincent Price) in cerca di casa di tanto in tanto interrompono la routine.

La vicenda si svolge principalmente nel corso di una giornata piuttosto ordinaria, in cui non accade nulla di memorabile ma il tempo viene scandito da tanti piccoli momenti. Uno di questi, il più toccante, è il tranquillo “tempo privato” di Sarah Louise con il ricordo del suo defunto marito a cui parla in un monologo commovente e appassionato. Un altro momento speciale si verifica quando le due sorelle escono sul prato alla ricerca delle balene che, causa la cecità di Libby, una solo di loro può vedere.
Questo film del 1987 segna la fine del viaggio di molti dei suoi protagonisti ed è l’ultimo lavoro per Lindsay Anderson, uno degli apostoli del cinema inglese indipendente (vincitore con If della Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1969), che conclude, in modo poetico e nostalgico, una carriera durata ventiquattro anni ma non molto prolifica (otto film).

Si tratta di un adattamento dell’omonima opera teatrale di David Berry che si interroga sull’atteggiamento di ciascuno nei confronti dell’arrivo della vecchiaia, quando le stagioni accumulate pongono ciascuno di noi sempre più frequentemente e in modo pressante di fronte alla morte. I rimpianti e l’amarezza possono ancora fungere da stampelle come per Libby, o è meglio cercare sempre di godersi la vita come Sarah Louise che si abbandona felice alle sue piccole e insignificanti routine e come il vicino russo che continua a regalarle un incantesimo di cortesia? Lindsay Anderson ovviamente non fornisce una risposta, ma ci dice comunque che questa scelta è fortemente condizionata dal percorso di ognuno.
Se Lilian Gish, allora 93enne, fu immediatamente contattata dalla produzione, il resto del cast fu più difficile da mettere insieme e le condizioni di salute di Barbara Stanwyck, Katherine Hepburn, Fred Astaire e Paul Henreid causarono involontariamente il loro ritiro. È quindi Bette Davis, anche se molto sminuita, a ricoprire il ruolo della sorella irascibile i cui contorni le sono ben noti. Come spesso accade con questa attrice gigantesca e un po’ perfida, le riprese non furono facili, poiché Davis si impegnò meticolosamente per complicare il compito di Lilian Gish, il cui udito era molto debole.

Certo chi si attende un dramma alla Bergman (le premesse ci sarebbero tutte, con tanto di toni conflittuali tra le protagoniste femminili relegate su un’isola!) resta un po’ deluso perché la vicenda declina verso toni tutto sommato consolatori sconosciuti al grande svedese, ma l’infinita tenerezza con cui Lindsay Anderson filma queste grandi star dell’epoca d’oro di Hollywood (Bette Davis e Vincent Price avevano recitato insieme ne Il conte di Essex di Michael Curtiz nel 1939!) ci invita inevitabilmente all’empatia. In definitiva forse questo non è uno dei grandi film del regista, che riesce tuttavia a raggiungere il suo obiettivo di dirigere una storia “da star”. C’è un aneddoto secondo cui durante le riprese un giorno Anderson fece i complimenti alla Gish per essersi esibita meravigliosamente in primo piano: “Dovrebbe. Li ha inventati lei”, intervenne la Davis.
Una curiosità: il film è stato inserito nella lista dei 100 preferiti da Akira Kurosawa, stilata dalla figlia del regista giapponese. Per quel che valgono questo genere di elenchi, non ci deve stupire tuttavia la presenza di Balene d’agosto che ricorda certe tranquille atmosfere comuni al maestro nipponico e, nella conclusione, può evocare Vivere!





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