È Natale; tutta New York sta festeggiando tranne Nick Bianco (Victor Mature): l’uomo è in cerca di un lavoro ma i suoi precedenti penali ostacolano il suo riscatto. Disperato, decide di rapinare una gioielleria ma il colpo va storto e, al sopraggiungere della polizia, Nick rimane ferito e catturato. Una volta guarito dalle ferite il procuratore aggiunto D’Angelo (Brian Donlevy) gli offre una pena ridotta se collabora rivelando i nomi dei suoi complici ma Nick rifiuta, deciso a tenere duro e sopportare piuttosto la prigione. Durante la detenzione scopre che la moglie si è suicidata perché non riusciva a far fronte alla miseria e che le due figlie sono state affidate a un orfanotrofio.  Nettie (Coleen Gray), che si era spesso presa cura dei suoi figli, viene a dargli notizie ma gli rivela anche che sua moglie aveva una relazione con un gangster di nome Rizzo. Nick decide a questo punto di accettare la proposta di D’Angelo e gli offre la sua collaborazione: il procuratore, per non far ricadere su Nick i sospetti della mala, riesce a far credere che l’informatore sia Rizzo attirando quest’ultimo la vendetta del mondo criminale. Nick, rilasciato sulla parola, rivede Nettie e si innamora di lei, si sposano e ricominciano una vita insieme alle due figlie dell’uomo. Ma il pubblico ministero costringe quindi a testimoniare contro il sadico assassino Udo (Richard Widmark), che alla fine verrà assolto. Nick vive nella paura al punto da preferire allontanare la famiglia e affrontare Udo. Nella resa dei conti finali, entrambi vengono colpiti ma se Udo viene ucciso, Nick viene trasportato ancora vivo in ambulanza. La voce di Nettie fuori campo rassicura gli spettatori sul lieto fine… 

Mani prestigiose come quelle del grande Ben Hecht al lavoro non impedirono alla sceneggiatura de Il bacio della morte (Kiss of death, 1947) di essere respinta in fase iniziale dalla Production Code Administration, che giudicò il film colpevole di presentare i processi di legge e ordine e l’amministrazione della giustizia in una luce tale da gettare discredito sull’efficacia del sistema giudiziario» e le forze dell’ordine come “del tutto inutili nei loro sforzi per assicurare i criminali alla giustizia senza l’aiuto di informatori”. Ma la modifica del finale che, con la riscrittura di Philip Dunne virò decisamente verso toni più ottimistici, e le rassicurazioni circa la piena collaborazione delle autorità di polizia di New York convinsero infine la PCA.

Fu un bene perché Il bacio della morte è un ottimo film noir (disponibile gratuitamente su YouTube) che ha due principali pregi. Abbiamo scritto della sceneggiatura che, apparentemente in contrasto con il taglio quasi documentaristico della regia di Henry Hathaway e della fotografia di Norbert Brodine (tutta la scena iniziale si svolge, ad esempio, all’interno del Chrysler Building, anche l’ascensore è reale, le scene della prigione sono in una vera prigione ecc.), accenna solamente temi come l’ingiustizia sociale o la disoccupazione come causa di delinquenza e la criminalità. D’altra parte Hecht era un maestro e sapeva bene come aggiungere profondità alla scrittura senza appesantire la vicenda o uscire dall’ambito proprio del genere noir.

L’altro grande merito del film è quello di aver lanciato Richard Widmark. Scelto durante una selezione effettuata a New York dal regista e dal produttore che cercavano un attore in grado di incarnare con efficacia la pericolosa imprevedibilità degli psicopatici o dei tossicodipendenti, Widmark riesce in un quarto d’ora sullo schermo a caratterizzare il personaggio di Udo di cattive intenzioni, abitudini spiacevoli, odiosa crudeltà e un’assoluta mancanza di moralità, con un risultato esplosivo perché con lui l’insanità mentale divenne un colpevole intrattenimento (provare per credere il vero e proprio saggio di sadismo nella scena in cui con un cavo elettrico lega l’invalida madre del complice traditore alla carrozzella e la uccide scaraventandola giù dalle scale). 

Il povero Victor Mature, qui nella sua parte migliore insieme a quella di “Doc” Holliday nel capolavoro di John Ford Sfida infernale, è letteralmente travolto dall’impeto esplosivo di Widmark. Il bacio della morte sembra svilupparsi intorno alla lotta personale di Bianco per tornare sulla retta via, ma in realtà è uno dei primi film a presentare un killer psicotico ed è il ritmo delle apparizioni di Widmark a determinare tutta la suspense.

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