Negli anni Sessanta, grazie ad alcune produzioni internazionali (soprattutto franco-italiane), il cinema francese si sbizzarrisce con una manciata di film che flirtavano felicemente con il “bis” o il cinema di genere popolare. Oltre ai film di cappa e spada e ad altri romanzi storici che facevano la gioia delle terze visioni, durante questo decennio sono anche nati una manciata di film d’avventura o di spionaggio particolarmente orientati verso “l’azione e il piccolo dramma”, influenzati dal primo James Bond e dal successo dei “fumetti” (bande dessinée), che all’epoca inondarono letteralmente il mercato dell’intrattenimento.

In questo contesto si situa l’omaggio più famoso, degli oltre 80 adattamenti cinematografici e televisivi, a “Fantômas, il genio del crimine” – creato nel 1911 da Pierre Souvestre e Marcel Allain che, fino al 1913, costituiranno un’opera di quasi 13.000 pagine scritte in soli tre anni. A quest’opera titanica si aggiungeranno undici volumi immaginati e scritti dal solo Marcel Allain tra il 1926 e il 1963 – la trilogia cinematografica diretta da André Hunebelle, amatissimo in patria (ma non dalla critica): una macchina perfetta di cinema popolare, tra cappa & spada e spionistico – OSS 117 minaccia Bangkok (Banco à Bangkok pour OSS 117, 1964), OSS 117 segretissimo (OSS 117 se déchaîne, 1965), OSS 117 furia a Bahia (Furia à Bahia pour OSS 117, 1965), Niente rose per OSS 117 (Niente rose per OSS 117, 1968).

Il progetto di riportare Fantomas sul grande schermo non nasce sotto i migliori auspici. Dall’inizio degli anni ’60, era previsto un adattamento sotto la direzione di Denys de La Patellière, scritto da Michel Audiard. Ma sorgono problemi con il produttore Alain Poiré, e il progetto si ferma. Subito appare il nome di Marcel Bluwal, prevalentemente regista televisivo, ma ancora una volta non se ne fa niente.

Finalmente la Gaumont di Alain Poiré accetta di produrre Fantomas 70 (Fantômas, 1964), appunto con la firma garantita di André Hunebelle. In virtù del successo che il film riscuote alla sua uscita, seguono immediatamente Fantomas minaccia il mondo (Fantômas se déchaîne, 1965) e Fantomas contro Scotland Yard (Fantômas contre Scotland Yard, 1967), sempre diretti da Hunebelle.

Questa trilogia, al crocevia tra la tradizione romantica, lo spirito di James Bond (imponente la presenza di gadget ed effetti speciali, spesso ingenui, come la fantastica Citroen DS Pallas volante) e un gusto smodato per la parodia, rimane una delle commedie poliziesche francesi più brillanti e famose. Si tratta tuttavia di un adattamento cinematografico molto (molto) libero dell’opera oscura di Pierre Souvestre e Marcel Allain, che naturalmente ha portato alcuni puristi a gridare al tradimento! Altri, meno impulsivi, si sono interrogati sul senso di questo adattamento lontano e leggero. Innegabilmente si tratta più di una parodia che di una serie poliziesca in senso stretto e deve il suo successo soprattutto al suo carattere comico, in particolare all’esplosione della vis comica di Louis de Funès. Per assaporare questo Fantomas moderno, è necessario prima dimenticare la poesia desueta dei vecchi serial.

Jean Halain e Pierre Foucaud non solo immaginano una sceneggiatura originale attorno all’enigmatico eroe del titolo, ma moltiplicano situazioni divertenti, persino stravaganti. Tutto cospira per far proseguire lo spettatore nella storia ed è proprio questa la chiave dell’incanto di questa produzione: non c’è tempo di pensare perché l’azione è costante.

Parodia alquanto burlesca, a tratti ingenua e talvolta kitsch, ma miracolosamente nella tradizione. Con uno straordinario Jean Marais nel doppio ruolo degli antagonisti: il giornalista Fandor e il diabolico criminale mascherato (papà di Diabolik); e un irresistibile Louis De Funès nei panni del commissario Juve (Poiré avrebbe voluto Bourvil al suo posto).

Su una sceneggiatura di Jean Halain (che poi è il figlio del regista) e Pierre Foucaud, Hunebelle crede a tal punto nel progetto che investe capitali suoi nel film (infatti si tratta di una coproduzione tra la sua PAC e Gaumont, con partecipazione anche italiana). Si circonda di tecnici che hanno già lavorato più volte sotto la sua direzione: per la fotografia si rivolge al direttore della fotografia Marcel Grignon, Jean Jak è il tecnico del suono, Jean Feyte per il montaggio, Paul Louis Boutié è responsabile delle scenografie e Michel Magne della musica. 

La trama è ben costruita. Fantomas è un criminale imprendibile che si fa gioco della stampa e della polizia moltiplicando i misfatti (furti e delitti, «ma sempre con il sorriso», come ama ripetere): audace, brillante, un genio del male che miscela con successo cinismo e ingegnosità. Il giornalista Fandor è infastidito dal mistero che circonda il terribile criminale, il cui volto è sconosciuto a tutti. In mancanza di informazioni e prove, decide di creare un articolo fasullo, in cui afferma di aver intervistato il mostro. Dopo la pubblicazione della prima bufala sul giornale “Le Point du Jour”, Fandor viene rapito da Fantomas. Quest’ultimo, nascosto sotto una maschera che replica l’immagine di Fandor, commette delitti spacciandosi per il giornalista. Allo stesso tempo, non sopportando più l’accanimento del commissario Juve, decide anche di ridicolizzarlo. Indossando una maschera con il suo volto,

Fantomas rapina un casinò, mandando il vero Juve in prigione. Fandor, rinchiuso nella tana del bandito, viene a sapere che Fantomas persegue da tempo un progetto: la fabbricazione di un robot che risponda perfettamente ai suoi ordini. Per fare questo, ha intenzione di estrarre il cervello di Fandor… Ma Fantomas si fa irretire dal fascino di Hélène (Mylène Demongeot), la fidanzata del giornalista, anch’essa imprigionata… cosa che non piace alla donna del fuorilegge, Lady Beltham (Marie-Hélène Arnaud), e decide di liberare i due prigionieri. Così il commissario Juve, Fandor e Hélène inseguono Fantomas via terra, mare e aria. Ma il genio del male riesce a seminare i suoi nemici a bordo di un sottomarino…

Louis de Funès stava crescendo nel cinema francese e grazie alla trilogia su Fantomas diventa l’emblema dei più grandi trionfi commerciali del cinema francese, mai eguagliati in futuro. E così, nei film che seguono, il suo status evolve a scapito di quello di Jean Marais, sbilanciando tuttavia la costruzione delle trame. Certo è che la crescita di questa saga si vede anche attraverso la crescita di Louis de Funès, nell’incarnazione del suo personaggio, che ha continuato a guadagnare visibilità finoa diventare il protagonista indiscusso nell’ultimo episodio. Nel primo Fantomas la parte superiore del manifesto indicava “Jean Marais” a grandi lettere seguito da “con Louis de Funès…”. Nel secondo, il manifesto indicava “Louis de Funès e Jean Marais” a grandi lettere. Infine nel terzo si poteva leggere “Louis de Funès” seguito da “con Jean Marais…”.

Mix di azione, umorismo e romanticismo, i primi due film brillano con le loro diverse sfaccettature, magnificamente incarnate da ciascuno dei protagonisti. L’idea di Fantomas di Hunebelle ruota attorno alla comicità dello sfortunato De Funes, al fascino di Mylène Demongeot e alle acrobazie di Jean Marais: un cocktail perfetto.

L’atmosfera dei film è quindi condivisa e alternata grazie alle personalità molto mutevoli dei protagonisti anche se la linea principale resta, ovviamente, il male, il male gratuito, incarnatoda Fantomas. In effetti, se si nota il colore sempre cupo delle scene e dei costumi di Fantomas, è comunque innegabile notare che il film si basa su azioni piuttosto morbose. L’esempio è la scena in cui Fandor rimane incredulo davanti alle maschere delle vittime uccise da Fantomas dove quest’ultimo gli spiega di aver creato un procedimento di sua invenzione che gli permette di ricostruire perfettamente la pelle umana: «Ho compiuto la maggior parte dei miei crimini con i volti delle mie vittime»…

La trilogia di Hunebelle presenta atmosfere che evolvono nel corso degli episodi. Se nella prima parte i crimini sono al tempo stesso macabri e romantici, gli sceneggiature scivolano gradualmente verso situazioni più burlesche, a vantaggio di Louis de Funès. Per i delitti e i crimini che commette, Fantomas preferisce chiaramente le teste coronate o ricche. È anche abbastanza paradossale che Fantomas, incarnando la violenza e la malvagità (anche se tende a descriversi come una persona naturalmente gioiosa), non spaventa nessuno dei protagonisti del film, a parte le sue vittime. Infatti, se il commissario Juve non si tranquillizza del tutto di fronte all’uomo mascherato (ma chi potrebbe esserlo?), non rinuncia a inseguirlo, a rintracciarlo e a schierare (spesso senza successo) mezzi materiali e persone importanti. Hélène, al pari di Lady Beltham, non ha paura, il che tende a ridicolizzare un po’ il lato feroce del personaggio. Infine, Fandor, anche se gli agenti di polizia Léon e Bertrand, tremano davanti al “mostro sanguinario”, non ha paura. Forse è per questo che finisce sempre per uscirne. Sicuri di sé, i vari personaggi sembrano non rendersi pienamente conto di avere di fronte un vero genio del male. Del resto, Juve minimizza sempre il carattere odioso dei crimini e degli delitti di Fantomas: «Crimini, certo, ne ha commessi. Ma il numero delle sue vittime è irrisorio rispetto a quelle del traffico. Ha abbattuto aerei, fatto deragliare treni, ma gli assassini al volante sono molto più pericolosi».

A sua volta, Hélène non si rende più conto della pericolosità dell’uomo in questione (anzi, suppone che «quest’uomo deve essere affascinante») e Fandor, infine, non sembra preoccuparsi delle minacce rivolte contro di lui visto che si permette anche il lusso di ironizzare volentieri mentre è suo prigioniero, quindi in una posizione di debolezza («Il tuo è un umorismo nero, freddo, tutto sotto maschera …»). Distinguiamo quindi un eroe dalle due facce: presentato come minaccioso e terribile poiché vuole essere il padrone del mondo, non spaventa le persone che si sono deliberatamente poste sulla sua strada. E forse è proprio questo, questo miscuglio di umorismo e violenza estrema, che permette ai film di essere così popolari ancora oggi.

Nell’adattamento di Hunebelle, Fantomas è più di una creatura romantica e una gloria inamovibile della letteratura poliziesca. Infatti, due elementi famosi lo hanno reso un mito: la sua voce inquietante e la sua maschera terrificante. I lineamenti del bandito sono particolarmente ben nascosti. La famosa maschera verde, disegnata dallo stesso Jean Marais e realizzata da Gérard Cogan, è costruita in gomma. Dichiarò Jean Marais in un’intervista degli anni Novanta: «Ho fatto di tutto per non essere riconoscibile. Fantomas indossa la sua maschera verde ma quando non ha questa maschera, assume i volti delle altre persone e ho dovevo truccarmi per assomigliare perfettamente a queste persone, tanto che alla fine mi venne chiesto il nome della persona che interpretava Fantomas!» La leggenda narra che Jean Marais impiegava ben due ore per travestirsi ogni volta. Inoltre, la maschera era soffocante e produceva irritazioni cutanee al volto. Mentre, in Francia, la voce cavernosa del criminale è di Raymond Pellegrin. E anche qui c’è tutta una storia legata alla genesi dei Fantomas. Jean Marais aveva scoperto gli OSS 117 di Jean Bruce e aveva suggerito a Hunebelle di adattarli per il cinema. Cosa che Hunebelle fece… ma con Frederick Stafford. Marais rimase profondamente deluso, per questo motivo, per compensarlo, Hunebelle gli offrì Fantomas, anche se aveva promesso il ruolo del protagonista a Raymond Pellegrin. Per non deludere Raymond, Hunebelle gli chiese di interpretare il ruolo della voce mascherata.

Bisognerebbe approfondire per capire se Hunebelle era un regista di grande talento, forse non era eccelso nella direzione degli attori ed estremamente creativo sotto il profilo tecnico, ma è certo che era un formidabile artigiano che anticipò in patria filoni e fece di Louis de Funès un divo assoluto. Talento come regista ma anche come produttore, grande conoscitore dei gusti del pubblico.

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