Michael, studente adolescente di Neustadt, intreccia una relazione amorosa con Hannah, una trentaseienne che lavora come controllore del tram. I due si conoscono casualmente nel periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale e le loro vite si intrecciano in modo indissolubile e decisivo: il ragazzo verrà infatti iniziato al sesso da quella donna molto più grande di lui e la ritroverà dopo il conflitto quando, da universitario di Heidelberg, avrà modo di seguire il processo che vede la sua ex amante imputata insieme ad altre guardiane delle SS per la strage di trecento donne ebree bruciate vive in una chiesa. La donna viene giudicata colpevole perché è lei stessa a confessare, nonostante Michael si renda conto che il vero motivo della rivelazione risiede nella volontà di Hannah di mantenere il suo segreto: una semplice prova calligrafica l’avrebbe scagionata, ma avrebbe altresì rivelato l’analfabetismo di cui si vergognava.

Passano altri anni e Michael, ormai già sposato, divorziato e padre di una figlia, ricordandosi della sua giovanile storia d’amore e conoscendo la sorte di Hanna, decide di inviarle periodicamente delle registrazioni nelle quali egli legge ad alta voce dei romanzi, come aveva fatto tanti anni prima durante la loro relazione. La donna, ormai invecchiata, si procura i testi scritti di ciò che riceve registrato a voce ed impara in questo modo a leggere e a scrivere…
The Reader – A voce alta (2008) è un film molto intelligente diretto da Stephen Daldry tratto da un romanzo di Bernard Schlink. Anche se alcuni passaggi possono apparire – non senza motivo – farraginosi (la descrizione del rapporto tra Michael adulto e la figlia) o appiattiti (le dispute tra gli studenti che liquidano la questione della colpa dei tedeschi in poche battute di scarsa efficacia), il giudizio complessivo è ampiamente positivo. The Reader è infatti una pellicola di grande valore candidata all’epoca a ben cinque premi Oscar che tuttavia, a distanza di anni, risulta non sufficientemente valorizzata soprattutto a causa del fraintendimento di quello che è in realtà, a mio avviso, il suo peculiare punto di forza.

Il tema principale è quello della cosiddetta “banalità del male”: evitando ogni spettacolarizzazione, il film mostra come i principali artefici della tragedia dell’Olocausto siano state le persone comuni. Un controllore analfabeta, nel caso in questione, era messo nella condizione di scegliere tra la vita e la morte dei prigionieri di un campo di concentramento, pur senza avere la benché minima idea della portata morale ed etica delle sue decisioni. Ovviamente il personaggio di Hannah, con la sua “umanizzazione” suscitò non poche polemiche, come se l’unica versione del nazista accettabile sul grande schermo sia quella del mostro sadico e degenerato. Eppure la storia con la “S” maiuscola fornisce numerosi (migliaia, se non milioni) esempi di carnefici efferati che nella vita di tutti i giorni si rivelavano mariti premurosi, lavoratori coscienziosi, affettuosi padri di famiglia né più né meno delle vittime che mandavano al massacro…

L’altro tema portante è la redenzione. Hannah ha tempo una vita in carcere per riflettere su quanto ha commesso e pentirsi, eppure sembra che non riesca ad acquisire la piena consapevolezza delle sue azioni. Durante una visita, Michael le chiede se abbia mai pensato al suo passato di criminale di guerra e lei risponde con durezza “Che cosa sarebbe cambiato? I morti sono morti”. Il suicidio finale in questo senso può essere letto anche come il gesto disperato di una donna che, dopo aver imparato a leggere e acquisito così gli strumenti critici per un’analisi più profonda del suo passato, si è resa conto dell’impossibilità di una salvezza o di una ricomposizione con la società.
Kate Winslet dà anima (e che corpo! Negli Stati Uniti sono riusciti perfino ad accusare i nudi dell’attrice di banalizzare il tema dell’Olocausto, sic) a Hannah. Mai così brava, l’attrice vinse per questo film il premio Oscar come miglior attrice protagonista. Una parte che sembra ritagliata su misura per la sua espressività e per la sua fisicità matura. Non a caso Daldry pensò subito a lei per la parte principale dovendo poi ripiegare su Nicole Kidman quando l’attrice inglese si rivelò già impegnata per Revolutionary Road: una provvidenziale gravidanza costrinse la Kidman ad abbandonare il progetto e il ruolo di Hannah fu definitivamente assegnato alla Winslet.
Partner principale il bravissimo Ralph Fiennes, che caratterizza con mille sfumature il personaggio tormentato di Michael adulto. Menzione speciale per il grande Bruno Ganz nella parte del professore universitario di giurisprudenza, a impreziosire un cast di star tutto europeo.






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