Com’è noto, dagli anni Sessanta del Novecento gli studi di Angelo del Boca hanno cominciato a squarciare il velo di nebbia che avvolgeva la storia delle conquiste italiane in Africa Orientale. Ne hanno anche documentato, non senza suscitare polemiche accese, la brutalità, a lungo nascosta dal mito degli “Italiani brava gente”. La narrativa italiana ha variamente sfruttato le acquisizioni derivanti dall’opera di del Boca e di altri studiosi: pensiamo, per esempio, a un romanzo come L’ottava vibrazione (2008) di Carlo Lucarelli, ambientato nell’Eritrea di fine Ottocento, nel periodo della disastrosa sconfitta di Adua ad opera delle truppe del Negus abissino Menelik II.

I tre amici (Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella) autori del romanzo storico I fantasmi dell’impero, pubblicato da Sellerio nel 2017, hanno scelto per ambientare la loro storia un periodo più recente dell’avventura coloniale italiana nel Corno d’Africa; anch’essi, però, legano strettamente le vicende dei protagonisti a un evento celebre di quell’avventura e alle sue conseguenze: l’attentato, il 19 febbraio 1937 ad Addis Abeba, al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani. Graziani, ferito da più di 300 schegge di bomba a mano, sopravvisse; e scatenò una repressione terribile verso la popolazione etiope. L’incipit del romanzo ci mostra il protagonista del libro, il colonnello Vincenzo Bernardi, magistrato militare, che presenzia alle fucilazioni di massa ordinate a seguito dell’attentato. Bernardi è turbato dagli arresti indiscriminati, dalla fretta che rende impossibile condurre l’indagine e distinguere tra colpevoli e innocenti. Ma è un militare, e obbedisce: «Lui era stato il pubblico ministero, l’avvocato e il giudice: era stato la Legge. Nemmeno il codice penale di guerra prevedeva nulla del genere, ma Mussolini era stato perentorio: “Tutti i civili et religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi et senza indugi”»1.

A pochi mesi dall’attentato – e qui comincia la vicenda principale del libro, che è finzione romanzesca, o per meglio dire interpretazione e sviluppo romanzesco di documenti che gli autori hanno potuto esaminare tra le carte del disciolto Ministero dell’Africa Italiana – Graziani convoca Bernardi. Il viceré ha ricevuto rapporti preoccupanti dall’Arma dei Carabinieri circa le attività di un oscuro ufficiale, tale Gioacchino Corvo, che nella regione del Goggiam affligge la popolazione locale con atti criminali, suscitando sentimenti di ribellione. Graziani sente traballare la sua poltrona. L’Etiopia, che la propaganda del regime descrive come pacificata sotto l’occupazione italiana, non lo è affatto. Molti territori sono fuori controllo. Gli arbegnoch (i patrioti), sebbene combattuti con i mezzi più spietati, come l’utilizzo dei gas, continuano ad opporsi efficacemente agli invasori. Graziani vede dietro le atrocità di Corvo un complotto, mirante a rendere ancora più instabile la sua autorità, e figlio del conflitto che nei territori occupati oppone l’esercito alla milizia fascista, e alcuni governatori delle province al potere centrale.
Bernardi parte da Addis Abeba ai primi di novembre del 1937 con cinque autocarri e una nutrita scorta di militari italiani e di ascari, eritrei inquadrati come componenti regolari nei Regi Corpi Truppe Coloniali. Ufficialmente è un convoglio di vettovaglie diretto a Macallè, dove il colonnello Barbacini sta organizzando una grossa spedizione nel Goggiam: si vuole dare una prova di forza in una delle regioni più critiche, stroncare la resistenza, dimostrare una volta per tutte la superiorità dell’apparato bellico italiano. E davvero Bernardi e i suoi compagni devono unirsi alla colonna Barbacini: ma durante la missione cercheranno di intercettare Corvo, assediato dai ribelli nel Goggiam, di chiedergli conto delle sue azioni, di scoprire se vi sono mandanti occulti. Tra i compagni di Bernardi, il sottotenente Vittorio Valeri e lo sciumbasci (il grado più alto cui potevano aspirare gli ascari eritrei, libici, somali e abissini del Regio Esercito) Welè Ghida: saranno loro, pur ignari dell’incarico segreto del colonnello, ad affiancarlo nei momenti più drammatici della missione.

Il piccolo convoglio avanza per regioni segnate dalla violenza della guerra, e ben presto viene fatto oggetto di attentati che rendono plausibile l’esistenza del complotto su cui Bernardi è chiamato a investigare. Riuscirà ad aggregarsi alla spedizione Barbacini e ne seguirà le sorti nel Goggiam, sull’Altipiano Etiopico, dove i ribelli sfrutteranno la conoscenza del territorio e la superiore mobilità delle loro truppe per sfiancare l’esercito italiano. E Bernardi potrà finalmente interrogare Gioacchino Corvo, dal quale acquisirà un frammento di verità sorprendente, che proietterà lo scenario del complotto su scenari ancora più vasti…
Le oltre cinquecento pagine dell’opera di Consentino, Dodaro e Panella funzionano benissimo come romanzo d’avventura (sebbene i capitoli riservati alle persone care ai protagonisti rimaste in Italia appesantiscano un poco lo sviluppo dell’azione principale). Funzionano altrettanto bene come illustrazione di un momento storico sul quale, come già detto, era calata una densa cortina fumogena. La ricchezza delle fonti utilizzate (telegrammi, lettere, estratti di relazioni militari, quasi tutti autentici, che riescono da soli a ricreare un’epoca) contribuisce a fornire al lettore un quadro appassionante ed esaustivo. La campagna militare condotta dal colonnello Barbacini, cui partecipano i protagonisti della storia, è descritta magistralmente e con rigore storico nelle varie fasi delle operazioni – e nel suo epilogo inglorioso. Bernardi, Valeri e Welè Ghida si battono con valore quando le forze nemiche attaccano in massa la colonna in ritirata. Porteranno a casa la pelle soltanto dopo vicissitudini rocambolesche, degne di un romanzo di Jules Verne.

Il gusto per l’episodio avventuroso e per la rievocazione di scenari esotici finisce in qualche modo per annacquare la denuncia, pur meritoria e presente in molte parti dell’opera, della brutalità dell’occupazione italiana. Insomma, non è qui che va cercato il cuore di tenebra (l’opera conradiana è evocata nel risvolto di copertina del volume) del colonialismo nostrano. Ma si tratta comunque di un’operazione ambiziosa e sostanzialmente riuscita. Gli ultimi capitoli del libro seguono i destini di alcuni dei protagonisti nel secondo dopoguerra; in particolare, Bernardi potrà apprendere dalla viva voce di chi l’aveva ordito la verità sul complotto ai danni di Graziani, del quale nel corso della sua indagine aveva potuto solo intravvedere le dinamiche occulte: «Lei era dalla parte sbagliata, Bernardi».
Una preziosa nota finale dei tre autori permette al lettore di meglio comprendere la genesi del romanzo e di separare la verità storica dalle componenti di fantasia.
- Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella, I fantasmi dell’impero, Sellerio editore Palermo, 2017. Il testo citato è a pag. 12.





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