Saggio mirabilmente complesso “Paolo Sorrentino – Via Caldieri, 66” di Stefano Loparco (Edizioni IL FOGLIO), sui lavori giovanili e cortometraggi del regista. Loparco ricostruisce tutte le attività svolte dal giovane Sorrentino prima del suo exploit, in un lavoro corale composto dalle tante voci di coloro che lo hanno affiancato nei suoi vent’anni. L’indirizzo del titolo si riferisce a dove era situata l’associazione culturale all’interno della quale il giovane Paolo ha avviato i suoi primi passi.

Con tratti veloci Loparco restituisce la Napoli cinematografica di fine anni Ottanta e Novanta, compressa fra la sceneggiata di Mario Merola e la nascente autorialità di Piscicelli, Troisi, Corsicato, Martone… Come è scritto nel libro, a Napoli non sono nate scuole, più semplicemente sono sorti talenti.

Il lavoro di Loparco delinea con vividezza i percorsi pionieristici di Sorrentino per costruire la sua ascesa con documentazione di primissima mano. Un Sorrentino che forse non c’è più, ragazzo avido di imparare.

La sceneggiatura, per esempio. Cedo inevitabilmente alla tentazione di citare quanto dichiarò a Barbara Palombelli «Avevo iniziato a scrivere storie come autodidatta: ho comprato i manuali di sceneggiatura di Massimo Moscati in libreria» (Registi d’Italia, Rizzoli, Milano, 2006).

In questo documento del 1990 il “Manuale di sceneggiatura” figura nel ‘capitale sociale’ – alla voce: libri – dell’immaginifica casa di produzione la Pallaquadra Film di Paolo Sorrentino e Stefano Russo (gentile concessione: S. Russo).

Stefano Loparco

Dalla scrittura emozionante e partecipata di Loparco, emerge il Sorrentino “prima”: non ho certezza che il Sorrentino “divo” ne possa essere totalmente compiaciuto. L’immagine che il regista oggi trasmette è di un distacco siderale dai suoi primi passi. Totalmente diverso, per esempio, il modo di proporsi di Mario Martone.

Loparco si avvale di una mole impressionante di testimonianze di prima mano, ricostruisce gli eventi con cura certosina. Ma fa riflettere il fatto che il saggio non ospiti un intervento diretto dello stesso Sorrentino. Comunque sia andata, l’autore non se ne duole e nei ringraziamenti scrive “Paolo Sorrentino, senza la cui opera queste pagine non sarebbero mai state scritte”.

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Una risposta a “Paolo Sorrentino, “ladro di futuro””

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