Thomas (Peter Mullan), un vecchio guardiano rimasto vedovo di recente, James (Gerard Butler), un robusto padre di famiglia, e Donald (Connor Swindells), un giovane che non è mai stato in mare, vengono mandati su un’isola al largo della costa scozzese per prendersi cura di un faro. Una missione di sei settimane durante la quale vivranno in isolamento dal mondo esterno. Un giorno Donald avvista una barca a remi incagliata contro gli scogli e, tra i detriti, un corpo e una cassa. Quando si cala per verificare se l’uomo è davvero morto, viene aggredito mentre Thomas e James rimasti in cima alla scogliera non possono fare nulla e assistono impotenti alla lotta all’ultimo sangue. Per sopravvivere Donald è costretto a uccidere: riuscirà a superare questo trauma? Chi era il naufrago e cosa nasconde la misteriosa cassa da essere difesa con tanta violenza?

The Vanishing – Il mistero del faro (The vanishing) è un film del 2019 che paga il fatto di essere uscito pochi mesi prima il più prestigioso e simile per ambientazioni The Lighthouse (id, 2019) di Robert Eggers con Robert Pattinson e Willem Dafoe. Eppure questo thriller psicologico avrebbe meritato maggior fortuna e ora è forse il tempo di un recupero che renda giustizia. The vanishing è ispirato a un fatto di cronaca reale del 1900, quando tre guardiani del faro di stanza sulle Isole Flannan, a 30 km dalla costa scozzese, scomparvero anima e corpo, senza lasciare indizi dietro di sé. Nessuno fu mai in grado di appurare con certezza cosa successe esattamente e il film diretto dal debuttante regista danese Kristoffer Nyholm offre la sua visione della vicenda.
Lo spettatore viene messo a conoscenza del mistero da una didascalia introduttiva in apertura: un particolare non trascurabile per la valutazione complessiva del film, che si assume l’arduo compito di mantenere alta la tensione e viva la curiosità rivelando fin dall’inizio la conclusione della vicenda. Tutta la tensione gioca sul rapporto tra i tre uomini rinchiusi in questa prigione a cielo aperto e sulle loro reazioni quando si trovano di fronte a un dilemma morale o ad aggressori particolarmente violenti. Ovviamente un “film faro” gioca molto su un’atmosfera naturale inquietante: un luogo isolato, un faro notturno che resiste alle tempeste…l’atmosfera di soffocamento è riprodotta piuttosto bene e i tre personaggi sono ben disegnati, con una grande attenzione per la loro caratterizzazione psicologica che li spinge a comportarsi con coerenza e credibilità.

Lo scozzese Gerard Butler fugge per un breve periodo dai film d’azione americani che lo hanno reso famoso per interpretare un ruolo leggermente più sottile del solito in un film in cui crede al punto di produrlo. Il suo connazionale Peter Mullan interpreta con finezza una parte ruvida che sembra pensata apposta per far risaltare le sue caratteristiche e il giovane inglese Connor Swindells risulta convincente nel suo esordio sul grande schermo (lo troviamo lo stesso anno protagonista in VS). Lo stesso si può dire per il regista che però non ritenterà l’avventura al cinema, avendo continuato finora a cimentarsi in produzioni televisive nel paese natio e in Inghilterra. A conti fatti, un peccato!





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