Nel 1989 Mickey Rourke era una star tra le più acclamate di Hollywood e una delle più amate in tutto il mondo. L’attore si era infatti affermato negli Ottanta come interprete di ruoli da “bello e dannato” in pellicole come Rusty il selvaggio (1983) di Francis Ford Coppola e Angel heart (1987) di Alan Parker, raggiungendo probabilmente il suo apice con il Cimino de L’anno del dragone (1985) e il massimo della popolarità grazie allo scandaloso 9 settimane e 1/2 (1986) a fianco di Kim Basinger. Tuttavia Rourke al declinare del decennio stava già percorrendo una china particolarmente scivolosa che, di lì a poco, l’avrebbe estromesso per almeno un decennio dal giro buono: una vita sregolata costellata da amicizie pericolose e abusi di alcol e droga abbinata a scelte professionali discutibili (il rifiuto di partecipare a prestigiose produzioni – ad esempio per Gli intoccabili di De Palma gli era stata offerta la parte del protagonista Eliot Ness – per privilegiare ruoli eccentrici) avrebbero di lì a poco costretto il buon Mickey a rifugiarsi nel pugilato per ritrovare se stesso.

Nel film Johnny il Bello (1989) diretto da Walter Hill l’attore interpreta la parte di John Sidley, un delinquente affetto da una malformazione congenita che lo rende mostruoso. Nel mondo della malavita Sidley è conosciuto da tutti come “Johnny il Bello”, un nomignolo affibbiato con feroce ironia a un uomo che viene considerato come un reietto. L’unico a mostrare un po’ di affetto per lui è Mike, che gli propone di partecipare a una rapina insieme ad altri complici. Durante il colpo i due amici vengono traditi dal violento Rafe e la sua amante Sunny: la coppia si impadronisce della refurtiva, uccide Mike e lascia Johnny ferito in balia della Polizia. In prigione, John è visitato dal tenente Drones che si offre di prendere i due doppiogiochisti, ma al rifiuto di John di fare i loro nomi lo lascia al suo destino. Dall’esterno Rafe e Sunny pagano alcuni detenuti per uccidere John. L’uomo viene pugnalato e finisce in coma; per salvarlo da ulteriori attentati viene dato per morto, con grande gioia di Rafe e Sunny che, nel frattempo, hanno rilevato il locale di Mike. Una volta uscito dal coma, il dottor Fisher propone a Johnny un intervento di chirurgia plastica, che può dargli una nuova faccia e la possibilità di rifarsi una vita normale. Johnny ricomincia, si trova un lavoro e ricambia l’affetto di una brava ragazza. Ma tutto questo non seppellisce la sua voglia di vendetta…
Mantenendo fede alla sua capacità di contaminare generi diversi, Walter Hill realizza un poliziesco con forti contaminazioni western adattamento del racconto di John Godey The Three Worlds of Johnny Handsome. Il tradimento, l’amico da vendicare e la resa dei conti finale sono elementi di una vicenda ambientata a New Orleans ma che starebbe molto bene nella Monument Valley. Il risultato finale è convincente, nonostante il regista fosse titubante sul progetto al punto da rifiutarlo per ben quattro volte. Hill era particolarmente dubbioso circa l’espediente della chirurgia facciale, nonostante il precedente “nobile” de La fuga (Dark passage, 1947) con la coppia Bacall-Bogart e quello più recente de I falchi della notte (Nighthawks, 1981) ritenendo che fosse difficilmente accettabile dal pubblico moderno e che un’interpretazione sopra le righe avrebbe facilmente rovinato l’effetto finale. Per fortuna sua (e nostra) Rourke fornisce invece una grande prova, perfettamente a suo agio in una storia senza lieto fine di un personaggio che sceglie di correre incontro alla sua stessa rovina.

Intorno alla star, ruota un cast di grandi professionisti. Il giovane Forest Whitaker e il maturo Morgan Freeman incarnano i poli opposti di una disputa intorno alla vera natura del protagonista: il primo è il medico chirurgo che lo opera e che si mostra ottimista circa le possibilità di una nuova vita e di un recupero anche sociale di Johnny, il secondo è il disincantato tenente che lo bracca in attesa dell’inevitabile passo falso che quelli come lui sono destinati a commettere. Elizabeth McGovern, deliziosa e non ancora trentenne ma già nota al grande pubblico, è la vittima designata della vocazione autodistruttiva del “Bello”: è lei che viene sacrificata da Johnny sull’altare della vendetta da compiere a ogni costo.
Nonostante lo scarso successo riscosso alla sua uscita e la frettolosa qualifica di b-movie affibbiatagli, sono passati trentacinque anni e la visione di questo film è ancora godibilissima. Già in preda ai tormenti personali, Rourke riesce a fornire l’ennesima prova di bravura della sua epoca d’oro: di lì a poco con Ore disperate (1990) di Cimino, remake dell’omonimo film (1955) di William Wyler, avrebbe concluso il periodo di maggior successo della sua carriera, interpretando la parte recitata nel film originale nientemeno che da Humphrey Bogart.






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