I racconti di Malá Strana, scritti dal giornalista e scrittore ceco Jan Neruda tra il 1875 e il 1877, sono un classico della letteratura boema. Questa raccolta riunisce tredici racconti brevi ambientati a Praga, sulla riva sinistra della Moldava (o Moldava), nella parte della capitale conosciuta come Malá Strana (“Città Piccola”). Chiunque abbia mai percorso le strade di Praga ha familiarità con questa zona: arrivando dalla Città Vecchia, dopo aver attraversato il Ponte Carlo, questo è il quartiere pittoresco che tutti visitano, soprattutto quelli diretti al Castello. “Vittima” del successo turistico della città dai cento campanili, le sue strade sono affollate ma basta imboccare una via adiacente per ritrovarne la calma e la magia. Un tempo Malá Strana era un quartiere commerciale, popolato principalmente da tedeschi, oltre a essere il luogo di nascita di Jan Neruda (1834 – 1891). Lo scrittore infatti nacque lì, in una casa che si può vedere ancora oggi nella strada ha preso il suo nome (la celebre “Nerudova” che sale verso il castello) e nella quale rimase fino ai 35 anni “vicino alla madre arcigna e plebea, in solitudine d’affetti, senza troppi soldi e con poca, contestatissima, gloria”1. Autore prolifico di romanzi a puntate, poesie, drammi, Jan Neruda fu vicino al movimento rinascimentale ceco che ne segnò la storia nel XIX secolo e oggi è considerato uno dei maggiori scrittori del suo Paese.

I racconti di Malá Strana sono narrati dallo stesso Neruda, dalla prospettiva del bambino che era negli anni ’40, e dimostrano come padroneggiasse l’arte del racconto breve. Bastano poche righe infatti perché il lettore si immerga nelle storie, che si caratterizzano per descrizioni attente e molto dettagliate dei personaggi principali e dei luoghi che li circondano. Neruda ritrae con umorismo la vita e il carattere degli abitanti di Malá Strana e, con nostra grande gioia, prova un malizioso piacere nel tratteggiarli con la sua penna brillante e autoironica. Il loro ritratto non è affatto lusinghiero: i personaggi che popolano questi racconti sono per lo più meschini, avidi di guadagno, preoccupati solo dei propri piccoli interessi, pronti a parlar male gli uni degli altri, pieni di una cattiveria peculiare.

Con questa serie di ritratti Jan Neruda ha a disposizione una ricca fonte di materiale su cui esercitare il suo talento, dipingendo personaggi gustosi e situazioni piene di spirito. Ognuno di questi racconti è ricco di perle disseminate con malizia, con una spiccata predilezione per l’umorismo nero. Tuttavia, capita che l’ironia agrodolce del satirico ceda il passo a una tenera autoironia. La pittura sociale si fa allora più discreta, sfuma di fronte a ricordi lirici e intimi: non è più la gente di Malá Strana quella che Neruda raffigura, ma la sua infanzia trascorsa a correre e giocare per le strade del quartiere. L’autore satirico è senza dubbio feroce nei suoi personaggi, ma dietro la durezza dei suoi tratti si nasconde la nostalgia della sua infanzia e l’amore per le strade in cui è nato e cresciuto.

Neruda riesce a immergerci nel suo universo, popolato da una piccola umanità di medici, mendicanti, mercanti, giovani studenti che, nonostante i 150 anni che ci separano dalla loro pubblicazione, contribuisce a mantenere una certa attualità dei suoi racconti. Le vicende ci presentano temi universali come l’amore, la vendetta, gli inganni, il passare del tempo che riempiono le tortuose vie di Malá Strana di voci e fantasie, rancori e rivalità, amori delusi e destini spezzati. Incontriamo di volta in volta un mendicante presumibilmente ricco, un cadavere ancora vivo, bambini decisi a invadere l’Austria…Cito tra gli altri i racconti Il signor Ryšánek e il signor Schlegl, la storia di due clienti abituali di un caffè di Praga che condividono sempre la stessa panchina ma non si sopportano e, ancora, Scritto nel giorno dei morti di quest’anno che racconta di una signora che va a deporre dei fiori su due tombe con un rituale particolare.

Secondo Claudio Magris ”Jan Neruda ritrae e insieme fonda nella parola quella realtà di Praga che costituirà un inesauribile repertorio, ed un’inesauribile fonte di ispirazione per gli scrittori successivi”. Non ingannino il lettore lo scenario placido e sereno del quartiere e l’impronta quasi bonaria e un po’ dimessa che i racconti di Neruda, nel ricreare quel mondo piccolo e placido nel quale sono ambientati, esaltano. In una vera e propria “sintesi dei contrasti” le storie che, a prima vista, colpiscono per la loro semplicità naif e per la loro ingenua tenerezza finiscono con il rivelare qualcosa che va otre la superficie: che sia un inganno, un contrasto o un pizzico di follia, la prospettiva iniziale è inevitabilmente sovvertita e finisce con rivelare quanto la vita possa nascondere tranelli e sorprese. Neruda ci mostra tutto ciò rendendo Malá Strana una sorta di teatro nel quale muove i suoi personaggi, finendo con il convincere il lettore che anche lui si trova su quel palcoscenico.


1 V.K. Lunardi, Introduzione a Jan Neruda, I racconti di Malá Strana, Utet, 2008 – pag.XIV

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