Nel 1942, i servizi segreti britannici ricattano un disertore tedesco (Marlon Brando), rifugiatosi in India sotto falso nome, inducendolo a salire a bordo di una nave cargo carica di 7.000 tonnellate di gomma diretta a Bordeaux. La sua missione è aiutare gli alleati a recuperare il carico. Il capitano Mueller (Yul Brynner) è costretto ad accettare diversi prigionieri politici nell’equipaggio e gli viene ordinato di affondare la nave qualora fosse intercettata dal nemico…

L’“eroe”, Marlon Brando, è un dandy vigliacco ed esteta, costretto dai servizi segreti inglesi a sabotare una nave tedesca fingendosi un ufficiale delle SS. Di fronte a lui, il capitano della nave, Yul Brynner, è un alcolizzato che detesta il fanatismo del Reich. Attorno a loro, tutti i personaggi evolvono in questa “zona grigia” cara a John LeCarré e ai suoi affini, dove nulla è come sembra. Sostenuto da un bianco e nero mozzafiato e da una regia vigorosa, I Morituri (Morituri, 1965), di Bernhard Wicki, instaura gradualmente una suspense insidiosa e malsana, trasforma i suoi personaggi con tocchi infinitesimali e ne svela l’umanità, non sempre splendente. Brando nuota come un pesce nell’acqua in questo piccolo gioco. Non è mai al suo meglio come quando interpreta un individuo che avanza sotto mentite spoglie e nasconde le sue vere intenzioni. Manipolatore, irritante, interpreta una spia sfumata e impenetrabile suo malgrado, lontana da ogni eroismo. Raramente Brynner è stato migliore. La scena in cui scopre che suo figlio è diventato uno spietato nazista sorprende e incrina la sua immagine monolitica. È difficile immaginare due stili di recitazione più diversi, ma Brando e Brynner si fondono sorprendentemente bene e si completano a vicenda. Janet Margolin è molto brava in un ruolo un po’ scontato, ma che difende con passione.

Opera sottovalutata, offre un lato della Seconda Guerra Mondiale raramente esplorato, e alieno da ogni manicheismo. Se i nazisti sono dei mostri, i “marines” americani prigionieri a bordo non lo sono da meno e non esitano a violentare in gruppo una giovane donna (Janet Margolin), sputandole addosso perché è ebrea.

Un film intelligente e ambizioso, da riscoprire.

Bernhard Wicki è soprattutto conosciuto come attore: ha recitato in 75 film, telefilm e serie, per lo più produzioni tedesche, ma anche in alcuni film internazionali, come La gatta (La Chatte, 1958) di Henri Decoin; La Notte (1961), di Michelangelo Antonioni, 1961), La morte in diretta (La mort en direct, 1980), di Bertrand Tavernier; e Paris, Texas (id., 1984) di Wim Wenders.

Ha comunque diretto una quindicina di film, il secondo dei quali, Il ponte (Die Brücke, 1959), ha raccolto una bella messe di premi convincendo Darryl F. Zanuck ad affidargli, tre anni dopo, la realizzazione delle scene tedesche de Il giorno più lungo (The Longest Day, 1962).

La sceneggiatura di Daniel Taradash, premio Oscar nel 1954 per Da qui all’eternità (From Here to Eternity, 1953), di Fred Zinnemann, è tratta dal romanzo dello scrittore tedesco Werner Jörg Lüddecke e, sostenuta da un montaggio efficace, riesce a mantenere la tensione per tutto il film. Inoltre, evitando i cliché consueti, traccia un ritratto sfumato dei tedeschi, più di quanto facciano in genere i film di guerra.

Morituri si distingue, come già accennato, per la qualità della fotografia in bianco e nero di Conrad L. Hall – che vincerà tre premi Oscar, per Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid, 1969), di George Roy Hill; e per due film diretti da Sam Mendes: American Beauty (id.,1999) ed Era mio padre (Road to Perdition, 2002). Hall gioca efficacemente con l’illuminazione, in particolare nelle numerose vertiginose riprese girate nella sala macchine della nave cargo.

Morituri è stato ingiustamente sottovalutato. Più sottile di molti film di guerra, non presenta tutti i tedeschi come nazisti e nella parte che riguarda Janet Margolin, la naufraga ebrea che capita a bordo, traspare una durezza che è attuale ancora oggi.

Il modesto successo del film al momento della sua uscita spinse i produttori ad attribuirgli un titolo più accattivante negli Stati Uniti: Saboteur: Code Name Morituri.

Il confronto Brando-Brynner merita da solo la visione del film.

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