Lo ammette lui stesso all’inizio di questo libro-intervista: Mario Maffucci, classe 1939, uno dei più importanti dirigenti della Rai, si sente un po’ come Forrest Gump, il personaggio interpretato da Tom Hanks in una delle più belle favole del cinema americano. “Seduto sulla panchina ricorda uno dopo l’altro gli episodi della sua incredibile storia personale: «Mamma diceva sempre che “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”. Ecco vale anche per me: facendo televisione mi è successo di tutto. Le sorprese non sono mai mancate. E io a ripensarci sento che sono stato un po’ come lui». Ricordate i silenzi di Adriano Celentano a Fantastico 8? La parodia de I promessi sposi del trio Massimo Lopez-Anna Marchesini-Tullio Solenghi? Il Sanremo con Pippo Baudo e la protesta degli operai che minacciano di bloccare l’Ariston? Dietro queste e moltissime altre vicende c’è Mario Maffucci, classe 1939, dirigente Rai, responsabile di programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana. Ecco come lo descrive Andrea Scarpa in questo libro-intervista uscito da poco per Rcs, che non è solo un libro da consigliare agli amanti della televisione, ma anche a tutti coloro che vogliono ripercorrere quel periodo della storia italiana che va dal 1988 (un anno prima del crollo del Muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989) ai primi anni del nuovo Millennio.

“Romano, classe 1939, moglie, due figli e due nipoti, fisico dritto e asciutto, capelli lunghi e bianchi da Highlander, Mario ha lavorato in Rai dal 1968 al 2000 come giornalista, conduttore, autore e dirigente. Partito con programmi di impegno divulgativo e sociale (Spazio, Il pianeta dei dinosauri, Droga: che fare, Apriti Sabato) nel corso degli anni -soprattutto dal 1987 in poi- ha ideato, gestito e diretto artisticamente decine di produzioni nel settore della spettacolo puro che hanno letteralmente cambiato il volto del panorama televisivo italiano: Fantastico 8 con Adriano Celentano, la parodia dei Promessi sposi con il trio Lopez-Marchesini-Solenghi, il cabaret del Bagaglino e i primi Festival di Sanremo da record (con lui è tornata l’orchestra dal vivo). E poi i grandi eventi: i concerti di Pink Floyd, Madonna e Prince, il Pavarotti&Friends, l’incontro a Bologna di Giovanni Paolo II con 400 mila giovani, Adriano Celentano, Andrea Bocelli e Lucio Dalla, la maratona musicale del Primo Maggio in piazza San Giovanni e anche l’alta moda nelle piazze più belle di Roma”.
In queste pagine Mario Maffucci si racconta per la prima volta, restituendoci non solo la storia del piccolo schermo vissuta attraverso la sua esperienza e i personaggi (politici compresi) conosciuti: alti dirigenti come Ettore Bernabei, direttore generale della Rai dal 5 gennaio 1961 al 18 settembre 1974; Biagio Agnes, direttore generale in carica dal 29 luglio 1982 al 1° febbraio 1990; Emanuele Milano, direttore Rai1 dal 10 ottobre 1980 al 6 aprile 1987; Carlo Fuscagni, direttore Rai1 dal 9 dicembre 1988 al 25 luglio 1993; Agostino Saccà, direttore Rai1 dal 1° giugno 1998 al 18 giugno 2000; (cito così bene le date perché alla fine del libro c’è un’accurata appendice con tutti i presidenti, i direttori generali e gli amministratori delegati Rai e Rai1) e soprattutto personaggi-vette nello spettacolo televisivo e nella musica come Pierfrancesco Pingitore, Pippo Baudo, Luciano Pavarotti, per limitarci ai nomi più reboanti. Il libro-intervista è anche la fotografia di chi siamo stati, di un’Italia in quel tornante denso di eventi e stravolgimenti tra la Prima e la Seconda Repubblica.

Fra i personaggi che contribuiscono alla narrazione con i loro racconti anche il torinese Bruno Gambarotta, che dal 1962 al 2011 ha lavorato in Rai cominciando come programmista fino a condurre trasmissioni in prima serata come Fantastico ’87 passato alla storia televisiva anche per le gaffes di Adriano Celentano. A partire da un famoso episodio, quello che coinvolse lo sponsor, nientemeno che la Procter&Gamble, la più grande multinazionale del largo consumo a livello mondiale. Racconta Maffucci: “Nello spazio pubblicitario pagato da Splendid, Adriano aveva invitato a comprare il caffè di uno dei suoi concorrenti più forti e temuti, Lavazza. La manager di Procter&Gamble che seguiva la promozione ebbe una crisi isterica”.
Ma chi o cos’è il programmista? Spiega Gambarotta nella sua autobiografia Fuori programma. Le mie memorie dalla Rai (Manni, 2023): “Negli schemi aziendali di quel tempo era chiamato programmista il funzionario incaricato di seguire ogni singolo programma radiofonico o televisivo, a partire dall’ideazione fino al suo inserimento nel magazzino programmi. Poi la messa in onda, ovvero l’inserimento del programma nei palinsesti, era appannaggio di un’altra struttura, denominata segreteria tecnica, collocata al settimo piano, alle dirette dipendenze del direttore generale Ettore Bernabei. In meno di sei mesi passo dal fare il cameraman negli studi di un centro di produzione periferico che realizza i programmi della tv per ragazzi, al cuore del potere, dove si decidono le linee strategiche della programmazione televisiva sui due canali allora funzionanti”.

Il racconto-intervista di Maffucci comincia proprio dal Fantastico 8, quello condotto da Adriano Celentano, “uno degli show più innovativi di sempre”. Alla domanda di Scarpa (“Di chi fu l’idea di scritturarlo”), Maffucci fa una premessa: “Devo fare un passo indietro, comunque, per far capire quello che stava succedendo nel mondo della tv italiana in particolare e del Paese in generale. Berlusconi voleva spezzare il monopolio della Rai per conquistare il centro del sistema, Craxi e i socialisti lo sostenevano, la gente a casa aveva voglia di novità perché finalmente intravedeva uno spiraglio per lasciarsi alle spalle la pesantezza degli anni Settanta e il loro carico di tensione e sangue. Quindi per parlare di Fantastico 8 bisogna per forza partire dal 6 gennaio 1987, ultima puntata di Fantastico 7, edizione straordinaria per gli ascolti, spesso sopra i 15 milioni di telespettatori”. Già nel 1988 erano usciti dalla Rai nientemeno che Pippo Baudo e Raffaella Carrà, pilastri e dinamo dell’intrattenimento televisivo per almeno tre generazioni di italiani. E sempre da quel fatidico 3 ottobre 1987 (la serata del caffè Splendid) comincia anche l’autobiografia di Bruno Gambarotta, con il capitolo “Un caffè per cominciare”. Anche questo un libro da leggere e non solo per gli appassionati del piccolo schermo.
Fra i personaggi conosciuti e raccontati da Mario Maffucci non possiamo dimenticare Antonello Falqui, che “ha fatto” lo spettacolo televisivo degli anni Sessanta-Settanta, in pratica il meglio che la Rai abbia mai fatto e che non ha più eguagliato nell’ambito del varietà mainstream: “Falqui, forse il protagonista principale dei grandi successi televisivi dell’epoca precedente -quella dal 1958 al 1983- con programmi meravigliosi come Canzonissima, Teatro 10, Dove sta Zazà, Mille Luci, Fatti e fattacci e Al Paradise, quando io nel 1987 diventai capostruttura al posto del mitico Giovanni Salvi, uno che aveva tutto il mondo dello spettacolo ai suoi piedi perché non aveva la concorrenza che trovai io con la Fininvest di Berlusconi, già non lavorava più da noi. Rai2 e Rai3 non lo scritturavano e lo stesso faceva Brando Giordani che per Rai1 aveva il compito di realizzare proposte meno tradizionali, anche sperimentali, ma sempre per un target ampio e trasversale”.

Maffucci è entrato in Rai quando direttore generale era Ettore Bernabei. “Sono cresciuto nella direzione dei Programmi culturali diretta da Emanuele Milano e Fabiano Fabiani, un fuoriclasse anche lui senza titolo accademico (…) In quel periodo per me furono fondamentali tre maestri eccezionali come il regista Luigi Martelli, figlio del grande Otello, direttore della fotografia di Roberto Rossellini (Paisà), Vittorio De Sica (L’oro di Napoli), Federico Fellini (I vitelloni, La strada, Il bidone, Le notti di Cabiria e La Dolce Vita). L’autore Marco Zavattini, per me un maestro di leggerezza e creatività, anche lui figlio d’arte visto che suo padre era Cesare Zavattini, uno dei padri del neorealismo. E poi il tecnico Armando Portone”.
Fra i vari talenti, oggi notissimi, lanciati da Maffucci c’è anche Carlo Conti che in questo libro rievoca il primo incontro con il dirigente Rai quando venne a vedere lo spettacolo Aria fresca alla Bussola, il mitico locale sul lungomare di Marina di Pietrasanta. “Sapevo bene chi era perché all’epoca in Rai avevo già fatto la tv dei ragazzi e qualche altro programma: il suo nome era noto a tutti quelli che facevano spettacolo e sognavano la prima serata di Rai1”.





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