In una domenica di inizio maggio del 1976 fa la sua apparizione nel centro di Torino un diseredato che ripete continuamente una misteriosa frase in latino. Don Mario Scassa – un sacerdote di strada dai modi poco convenzionali – si imbatte in lui e riconosce in quell’uomo male in arnese l’amico Ottorino Ottolenghi. È l’inizio di una vicenda misteriosa, perché Ottorino (per tutti “Ottocento”) è ufficialmente morto e sepolto da 30 anni, vittima di un incidente con la tramvia del capoluogo piemontese. Il sacerdote comunica subito la sorprendente ricomparsa a Ennio Alfieri, ex avvocato e investigatore dilettante, che si mette all’opera per fare luce sull’accaduto: per capire cosa si nasconde dietro quella storia che coinvolge una delle famiglie più ricche della città (il fratello di Ottorino è alla guida di un’importante società), dovrà scavare nel suo passato e riportare alla luce una vicenda dolorosa…

“La scomparsa dell’Ottocento” è un piacevole giallo pubblicato quest’anno da Fratelli Frilli, il terzo della serie dell’avvocato Alfieri dopo “Cocktail d’anime per l’avvocato Alfieri” e “Giallo profumo di limoni”. Fedele alla sua vocazione rivolta soprattutto agli autori di estrazione ligure-piemontese, l’editore genovese pesca così un buon titolo che regala oltre 200 pagine di divertimento e evasione agli appassionati del genere.
Marco Bernardi propone una vicenda in grado di catturare l’interesse del lettore costruendo un giallo atipico intorno al mondo del suo protagonista. A occupare la scena infatti sono soprattutto le abitudini dell’avvocato, la sua vita ordinata in compagnia della vecchia governante Catlina e dei due pappagalli, gli incontri con i pochi amici e l’amante di lunga data, le passeggiate, le cene da buongustaio: la soluzione dell’enigma rivelerà quanto sia funzionale questa attenzione quasi maniacale per le abitudini di Alfieri. In questa ritualità rientra anche il tifo per la squadra di calcio del Torino: con un procedimento simile a quello di film come “Candidato all’obitorio” o “Il cattivo tenente”, Bernardi infatti lascia le vicende sportive sullo sfondo (in questo caso le ultime tre decisive giornate del campionato 1975-1976 vinto dai granata), quasi a dettare i tempi dell’indagine.

Rimanendo nell’ambito cinematografico, se dovessimo trovare un riferimento per la Torino di “La scomparsa dell’Ottocento” penseremmo sicuramente a quella borghese e ipocrita de “La donna della domenica” più che a quella “poliziottesca” di Lizzani e Ausino o a quella noir e gotica del primo Argento (anche se Ennio Alfieri è sensibile ai vecchi quaderni di scuola tanto quanto il David Hemmings di “Profondo rosso”).
In questa cornice, l’abilità principale di Bernardi consiste nella ricchezza delle descrizioni che proiettano il lettore all’interno della suggestiva Torino del tempo – centro irradiante di una vita ordinata e tutto sommato provinciale, con più passato che futuro, così come i principali personaggi del libro.





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