Una ragazza torna a casa dopo aver partecipato a una festa ma il suo buonumore lascia progressivamente spazio alla preoccupazione quando si accorge di essere seguita. Del misterioso uomo sulle sue tracce, il regista mostra allo spettatore solamente le inconfondibili sneaker ai piedi; prima di arrivare al suo appartamento, la donna viene sorpresa dall’arrivo di un poliziotto che – nonostante spunti dall’oscurità – sembra rassicurarla. Ma proprio mentre sta per entrare nel portone, la macchina da presa scorre verso il basso e indugia sulle strane scarpe dell’uomo in divisa…

L’inizio di Corda tesa (Tightrope, 1984) ci immerge velocemente nelle atmosfere del film. Thriller fuori dagli schemi, inquietante e pervaso della torbida e oscura sensualità della città di New Orleans in cui è ambientato, è un caso quasi unico nella filmografia del grande Clint Eastwood. Diretto da Richard Tuggle, al suo esordio alla regia su un soggetto da lui stesso ideato (la carriera di Tuggle aveva già incrociato Eastwood ai tempi di Fuga da Alcatraz, di cui aveva scritto la sceneggiatura), Corda tesa segue le indagini di Wes Block (Eastwood) alla ricerca di un omicida seriale di prostitute. Ma le ricerche di Block lo portano a fare i conti anche con le proprie perversioni, i propri luoghi oscuri, e nel corso del film gli spettatori si immergono progressivamente nella vita di questo uomo di legge particolarmente tormentato, attratto dai quartieri più squallidi della città e da alcune fantasie sadomasochiste al limite. Cacciatore e preda condividono le stesse ossessioni: il risultato è un film morboso, al limite dell’horror e intriso di sadismo consapevole. 

Sebbene ufficialmente diretto da un’altra mano è palese l’influenza di Eastwood in questo piccolo gioiello poco considerato: secondo alcuni testimoni, Eastwood prese in mano le riprese di numerose scene senza mai comparire né prendersene il merito. D’altra parte, la grande star era già stata multata dalla Directors Guild of America ai tempi de Il texano dagli occhi di ghiaccio per il licenziamento di Philip Kaufman e il sindacato dei registi aveva creato perfino la cosiddetta “Eastwood Rule” per impedire a un attore o produttore di licenziare un regista e, in seguito, di assumerne il ruolo. 

Poco male perché il contributo di Eastwood è palese nelle atmosfere a lui più care, nelle sequenze notturne superbamente girate (l’atmosfera umida di New Orleans sostituisce il caldo di San Francisco a cui il cinema di Eastwood è più abituato) e nelle amate sonorità jazz. Uscito un decennio esatto dopo il mitico Dirty Harry di Don Siegel di cui è un’eco degenerata, Corda tesa è un film grintoso, ben lungi dall’essere una caricatura. Pur essendo invecchiato e soffrendo di qualche problema di ritmo nella seconda metà, la sua visione risulta ancora godibilissima. Il film è piuttosto audace nell’ambientazione dark e nell’importanza che attribuisce ai desideri sessuali non convenzionali di Hollywood, ma Tuggle (o sarebbe meglio dire Eastwood?) rimane costantemente sobrio, senza mai spingersi oltre il limite.

Per quanto riguarda l’aspetto thriller in sé, si basa ampiamente su elementi piuttosto datati, con le apparizioni dell’assassino sullo sfondo e gli effetti musicali fortemente sintetizzati. Ciò che colpisce di più è l’eccellente interpretazione di Clint Eastwood, piuttosto unica nella sua filmografia, e un ritratto piuttosto affascinante delle notti di New Orleans, coinvolgenti e piene di vita… e di pericolo.

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