Nell’edizione a tiratura limitata, dall’inconfondibile colore rosso, uscita in libreria per ricordare i 70 anni della casa editrice Feltrinelli, spicca, fra il vasto materiale grafico e fotografico, la celeberrima foto che ritrae una giovane Inge (Feltrinelli), fotoreporter, con Ernest Hemingway: insieme tengono sollevato un grosso marlin appena pescato. Questa foto viene ricordata anche da Enrico Regazzoni, autore di “Nella casa dei libri”, uscito nel 2025 nella collana Idee (1983-1995), riaperta proprio in occasione dei settant’anni. Regazzoni vide quella  immagine solare e sportiva appesa alla parete dello studiolo di Inge, quando la conobbe nella storica sede Feltrinelli di via Andegari, vicinissima a Piazza della Scala. Dal 2017 la nuova casa di Feltrinelli è in via Quadrio. 

I ricordi di Enrico Regazzoni cominciano con “l’indimenticabile occhiata di Nanni Balestrini che mi apre la porta del quarto piano di via Andegari. All’epoca Nanni aveva poco più di trent’anni, dosava le parole con parsimonia e con la mano si aggiustava il ciuffo biondo che gli invadeva la fronte”. Alla fine degli anni Sessanta un giovane Enrico Regazzoni entra per la prima volta nella casa editrice di Giangiacomo Feltrinelli e si ritrova in un mondo che è insieme officina culturale, comunità politica e luogo di formazione intellettuale. Regazzoni ripercorre quella stagione irripetibile intrecciando memoria personale, storia collettiva e riflessione personale sul mestiere editoriale. Ne emerge un racconto di formazione umana e politica, segnato dall’amore per i libri e per la loro capacità di influenzare la vita delle persone. 

“La mia prima visita alla Feltrinelli avvenne proprio verso la metà di ottobre del 1968, e fu l’ultima tappa del mio giro di case editrici. (…) All’inizio del 1969 mi infilai dunque nella mia tana stracolma di dattiloscritti. Era davvero un luogo mitologico, meno di dieci metri quadrati, per due terzi occupati da colonne di carta che come stalagmiti si ergevano dal pavimento lasciando libero solo un sentiero per arrivare al tavolo”. 

Enrico Regazzoni

Regazzoni ritrae diverse figure numinose e leggendarie nella storia della Feltrinelli: dal direttore editoriale Gian Piero Brega, ad Aldo Tagliaferri, responsabile della narrativa italiana, a Valerio Riva, che si occupava della narrativa straniera, specie sudamericana; con Riva collaborava Attilio Veraldi, che è diventato poi autore di gialli di successo, e, ancora, fra gli editor storici c’erano Giorgio Bassani, Mario Spagnol, che è poi diventato direttore prima in Mondadori poi in Rizzoli; Gian Paolo Dossena, Luigi Diemoz, Albe Steiner come art director. E poi Alba Morino, la storica responsabile dell’ufficio stampa e della pubblicità, e figure più tecniche e amministrative, ma non meno incisive, come Silvio Pozzi e Gaetano Lazzati. 

Una signora a colori

Su tutti spiccano, ovviamente, il publisher Giangiacomo e Inge: “questa donna irruente non aveva nulla in comune con alcun individuo di quella città nordica. Intanto era a colori; era gialla, arancione, rossa e viola, e i vestiti che le volavano intorno sembravano alludere a mondi festosi e pazzi, che stridevano con il suo accento di impronta germanica. Poi era un torrente di parole, un’allegria e un’energia che al primo impatto ti facevano dubitare di essere vivo. Ma dopo un po’ ti lasciavi prendere, salivi con lei su quel palco e ballavi una specie di ballo senza musica. Lei rideva forte, sbatteva spesso gli occhi, muoveva le bellissima dita come foglie. Era un fenomeno, una ragazza di quasi quarant’anni con una vena segreta di malinconia”.

Giangiacomo Feltrinelli

Feltrinelli non era semplicemente un editore. Feltrinelli era anche e innanzitutto un personaggio, con molte contraddizioni (d’altronde tipiche di quel periodo), rampollo di una ricchissima famiglia di imprenditori del legname, dichiaratamente comunista e appassionato di Che Guevara, vittima nel 1972 di un’esplosione accanto a un traliccio di Segrate, in circostanze rimaste misteriose. “Quanto al nostro editore, il titolo di un quotidiano del pomeriggio, «Fermate Feltrinelli», chiarì all’istante che nel mirino della reazione (siamo all’indomani della strage di Piazza Fontana, 1969, ndr) sarebbero finiti sia la sua persona sia i libri che portavano il suo nome. Giangiacomo scomparve in fretta. Del resto, i fatti gli davano ragione, e suppongo che allo stesso tempo lo spaventassero. Per più di due anni, fino al tragico marzo 1972, noi della redazione non sapemmo più nulla di lui”. 

Un esordio col botto

Come casa editrice, Feltrinelli ha contribuito alla formazione culturale e letteraria di questo paese. “Finché lui (Giangiacomo, ndr) fu presente, il primo criterio di fattibilità di un libro fu quello del suo valore, si decideva di pubblicarlo perché meritava di essere pubblicato. Si sceglievano i testi che accendevano l’entusiasmo, che si ritenevano necessari, e si faceva di tutti per venderli”. Un editore che “spacca” subito, a due anni dalla nascita, con la pubblicazione di due romanzi cult che ispireranno fra l’altro due film di non minore successo: Dottor Zivago di Boris Pasternak, stampato in prima mondiale nel 1957 proprio per i tipi Feltrinelli, e l’anno dopo il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A proposito di Zivago, la monografia sui 70 anni della casa editrice si chiude con una foto di Giangiacomo a fianco di David Lean, regista del film tratto dal romanzo di Pasternak. 

Diamo un’occhiata ai best seller Feltrinelli, senza pretese di completezza: oltre agli ormai arcinoti e citatissimi Zivago e Gattopardo, il 1962 è l’anno del Tropico del Cancro di Henry Miller tradotto da Luciano Bianciardi, uno dei primi a lavorare in Feltrinelli (nella monografia dei 70 anni è ricordato attraverso la copertina de Il lavoro culturale, uscito nella Universale Feltrinelli nel 1957). Il 1962 è anche l’anno de Il buio oltre la siepe di Harper Lee, a cui si ispira un altro grande film, con Gregory Peck nella parte di Atticus Finch. E poi altri successi letterari rimasti nella memoria: da Fratelli d’Italia (1963) alla Banalità del male di Hannah Arendt (1964), da Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez a Razza Padrona (1974) di Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani, arrivando fino alla Casa degli spiriti di Isabel Allende (1983). 

Come stanare i “falsi”

Ma non meno interessanti sono le pagine in cui l’autore ricorda il suo lavoro di lettore e di editor. «Ormai ero diventato abile nello stanare i “falsi”, quasi sempre riconoscibili da uno stile glassato e da un plot che ricalcava celebri romanzi o best seller recenti. Qualcuno in redazione -se non sbaglio, Lenzini- mi aveva raccontato che dopo l’uscita del Gattopardo, e il suo enorme successo, l’ufficio manoscritti era stato intasato dall’arrivo di una quantità di ghepardi, leopardi, coguari e bestie analoghe, tutti ambientati nel Sud di un’Italia pre-unitaria». 

Tomasi di Lampedusa

Ancora attualissima, secondo me, la descrizione delle principali categorie di scrittori sulla base dei dattiloscritti giunti in casa editrice. A una di queste appartengono gli autori e le autrici  bravi, che scrivono bene, con sicura capacità narrativa, “sapienti alchimisti di trame narrative” ma incapaci di lasciare il lettore ammirato, incantato.

Dal Canguro alla UE

Chiudo con un breve ripasso sugli scaffali di una biblioteca, per delineare una succinta ma icastica storia della grafica Feltrinelli. Scorro le pagine di alcuni UE della Biblioteca di Letteratura diretta da Giorgio Bassani, fra i quali Il Gattopardo e i Racconti (di Tomasi di Lampedusa), Il re della pioggia (Saul Bellow), Una lunga rabbia (Carlo Castellaneta). Siamo nei primissimi anni Sessanta. Questi libri precedono la mia nascita. Poi salto di quasi dieci anni e mi cade l’occhio su un’edizione 1968 di Primavera nera di Henry Miller: il colore rosa/fucsia della copertina è già di per sé accattivante; la veste grafica della collana dei Narratori tra il 1967 e il 1982 è secondo me la più originale. Salto al 1980: Ora serrata retinae di Valerio Magrelli fa parte della collana “gialla”, i poeti contemporanei Feltrinelli. E poi, rimanendo nella poesia, riguardo i Quattro Poemetti di Ghiannis Ritsos curati per UE da Nicola Crocetti (Feltrinelli ha acquisito la sua casa editrice proprio di recente)  e mi concentro sul simbolo del cangurino in alto a destra. La collana più importante della Feltrinelli è infatti l’Universale Economica, che Giangiacomo Feltrinelli aveva rilevato dalla Cooperativa del Libro Popolare (Colip), chiamata familiarmente Universale del Canguro per la silhouette dell’animale che le faceva da stemma editoriale. Il canguro è rimasto fino agli inizi degli anni Ottanta in alto a destra sulle prime di copertina: rivedo le edizioni UE di due testi di Woody Allen, Provaci ancora Sam (novembre 1983) e Io e Annie (1984). In quella del 1984 il canguro già non c’è più. 

In questo breve tour non posso dimenticare un’altra collana-mito di Feltrinelli, “I Materiali”, la mia preferita: rivedo Ideologia e linguaggio di Edoardo Sanguineti, Ordine e disordine di Fausto Curi e La parola innamorata i poeti nuovi 1976-1978 a cura di Giancarlo Pontiggia e Enzo di Mauro. E poi, nella collana Sc/10 (sempre della Feltrinelli Economica), Gruppo 63 critica e teoria, un libro cult per me: ne acquistai una copia quand’ero ancora un giovane ventenne a Nervi, nei primissimi anni ottanta. Nella stessa collana erano usciti Studi su Dante di Erich Auerbach, Critica del gusto di Galvano della Volpe, Vita del Petrarca e la formazione del Canzoniere di Ernest Watch Wilkins. 

Visto che sono in biblioteca, non si può parlare di Feltrinelli senza accennare alle librerie che hanno largamente contribuito a rafforzare e a mantenere viva l’immagine e il brand della casa editrice. Fu lo stesso Giangiacomo a inaugurare le prime librerie (“il primo self-service del libro tascabile” titola un articolo che riporta l’apertura del primo punto di vendita a Firenze) tra la fine degli Cinquanta e i primi anni Sessanta: fu una grande innovazione in campo retail. Ma qui bisognerebbe scrivere un altro pezzo. Per ricordare nomi importanti nella storia della catena, che non troviamo citati nella monografia rossa: come Romano Montroni che dal 1962 al 2000 è stato il direttore delle librerie Feltrinelli (poi artefice delle librerie coop) o Stefano Sardo che per vent’anni ha contribuito all’apertura di molte librerie anche nei centri commerciali (Le Feltrinelli Village).  

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